In quest’epoca di pura propaganda, quale omaggio al ritorno nostalgico di mal sopite retoriche patriottiche, la scuola, ributtata nella penuria di fondi d’inizio novecento, langue inascoltata. Questa inaudita depauperazione, frutto di scelte dissennate e “antitaliane”, è perseguita con zelo. Ministri veraci e poco ortodossi dissimulano nel fragore violento delle loro decisioni, la loro pochezza o “piccolezza”. Sono troppo convinti di trovare riscontro nel telegenico pubblico elettorale, grazie anche al loro astio inconsulto contro l’intero apparato statale. Non vi è possibilità, visto cotanto disprezzo per la ragione e la logica, per un confronto sereno. Si preferisce, nell’inconcludente diatriba politica, urlare, aizzare, minacciare, denunciare, mistificare …
E’, comunque, prassi consolidata per una forza nuova(?) che si avventura sul proscenio politico, proporre un cambiamento. Promettere una rivoluzione. Credere di fidelizzare il proprio bacino elettorale adeguando le regole comuni, umiliandole, svilendole. “Per costruire”, si blatera con rozza praticità, “bisogna distruggere”. Ed intanto questa nostra povera italietta, comincia ad apparire un desolante cumulo di macerie post belliche. Le norme della nostra Costituzione vetuste ed inappropriate a questi tempi moderni, messe alla berlina da chi dovrebbe garantirle. La Sanità, solo un covo di malaffare e il serbatoio economico dei potenti e mafiosi di turno. Gli Ospedali, da razionalizzare tramite una drastica riduzione. L’INPS, una iattura nazionale. Le amministrazioni locali un peso non più pubblicamente sostenibile e quindi da rendere più autonome e onerose per il cittadino. La Scuola Pubblica, infine, affollata di personale indegno e inutile, appare costosa e, tutto sommato, superflua.
La Scuola, dunque ... Come ogni voce nel capitolo spese di un’azienda, è un costo difficile da ammortizzare. Ovvia la voglia barbara di cancellarla dalla spesa pubblica. L’Università e la Ricerca, gli insegnanti, il personale ATA, le strutture scolastiche periferiche, i detergenti per disinfettare le strutture, i termosifoni, la carta igienica, le spese di ordinaria manutenzione … Prima lampante conseguenza a quest’assurda dieta è un clima generale di malcelato malcontento tra il personale educativo e quello stralunato terrore provocato da un bombardamento continuo e indiscriminato. Gli insegnanti sono decimati e costantemente in bilico, soggetti alle intemperanze di Dirigenti più zelanti e spietati dei vertici di una multinazionale. Gli stessi Dirigenti vagano perplessi nell’inconcludenza, barcamenandosi nel blocco totale dei finanziamenti pubblici che perdura dal 2005. Essi stringono, ancor più, la cinghia al personale invitandolo a orari inumani e antisindacali (Già, il sindacato! Ma esiste ancora?) per coprire assenze che non sono rimpiazzate. Il tutto in un clima omertoso che, confuso con una finta e iniqua solidarietà, annienta lo spirito di sopportazione degli operatori scolastici. Specie su di essi, difatti, gravano le quotidiane e non remunerate manifestazioni di “prona” disponibilità. Il Ministro Brunetta, mistificando le contingenze reali, impone al neo impiegato pubblico un giuramento. Non dimentica però di strapazzarlo, a giorni alterni, minando alle fondamenta la sua stabilità complessiva. La Gelmini, dal canto suo, decide che, nonostante la pandemia, nessuna scuola è autorizzata a chiudere. Lei, perciò, trincerata nella sua eleganza ottocentesca e turandosi opportunamente le narici, dimostra con i fatti di disprezzare ogni regola di civile convivenza ed igiene. I nostri bambini, è bene ricordarlo, passano le loro mattinate in ambienti, pressoché umidi, poco igienizzati e, in gran parte, pericolanti. E’ assurdo costatare, de vivo, che in una situazione di emergenza sanitaria come quella attuale, non ci siano nelle scuole neanche i più comuni detersivi. Le pulizie, in tanti casi sono effettuate con acqua (fredda, poiché manca il riscaldamento!) e stracci logori e consunti. Le maestre che si ammalano per pochi giorni non sono sostituite e i loro alunni sono divisi e dirottati in altre classi. Il materiale didattico è comperato grazie al contributo generoso dei genitori. I guasti strutturali agli edifici sono malamente riparati, l’arredo delle aule è degno di un mercato dell’antiquariato trash. La precarietà, non solo quella riferita al personale, sembra diventata una condizione ineludibile.
In tanti, ora, si chiedono, come se non lo sapessero, dove, si sta cercando di portare la scuola Pubblica. Anche questa, come troppe dotte disquisizioni pseudo politiche e sociologiche, sembra uno sterile esercizio retorico. La Scuola pubblica sarà equiparata giuridicamente a quella privata e verrà, di conseguenza, resa meno appetibile. Il numero complessivo del personale pubblico sarà ulteriormente ridimensionato con buona pace delle balzane affermazioni post bolsceviche di Tremonti. I costi dell’educazione ricadranno dunque sulle famiglie e infine, la Scuola ridiverrà finalmente d’elite. In Francia, quando si è tentata un’operazione-demolizione come questa italiota, si è arrivati a una protesta continua, clamorosa e unanime.
Qui da noi ci si ostina a restare inguaribili nostalgici e, richiamando i fasti della benemerita politica autarchica del ventennio, si preferisce perseguitare ad abbozzare, “fregandosene” del futuro.
Pasquale Daniele
E’, comunque, prassi consolidata per una forza nuova(?) che si avventura sul proscenio politico, proporre un cambiamento. Promettere una rivoluzione. Credere di fidelizzare il proprio bacino elettorale adeguando le regole comuni, umiliandole, svilendole. “Per costruire”, si blatera con rozza praticità, “bisogna distruggere”. Ed intanto questa nostra povera italietta, comincia ad apparire un desolante cumulo di macerie post belliche. Le norme della nostra Costituzione vetuste ed inappropriate a questi tempi moderni, messe alla berlina da chi dovrebbe garantirle. La Sanità, solo un covo di malaffare e il serbatoio economico dei potenti e mafiosi di turno. Gli Ospedali, da razionalizzare tramite una drastica riduzione. L’INPS, una iattura nazionale. Le amministrazioni locali un peso non più pubblicamente sostenibile e quindi da rendere più autonome e onerose per il cittadino. La Scuola Pubblica, infine, affollata di personale indegno e inutile, appare costosa e, tutto sommato, superflua.
La Scuola, dunque ... Come ogni voce nel capitolo spese di un’azienda, è un costo difficile da ammortizzare. Ovvia la voglia barbara di cancellarla dalla spesa pubblica. L’Università e la Ricerca, gli insegnanti, il personale ATA, le strutture scolastiche periferiche, i detergenti per disinfettare le strutture, i termosifoni, la carta igienica, le spese di ordinaria manutenzione … Prima lampante conseguenza a quest’assurda dieta è un clima generale di malcelato malcontento tra il personale educativo e quello stralunato terrore provocato da un bombardamento continuo e indiscriminato. Gli insegnanti sono decimati e costantemente in bilico, soggetti alle intemperanze di Dirigenti più zelanti e spietati dei vertici di una multinazionale. Gli stessi Dirigenti vagano perplessi nell’inconcludenza, barcamenandosi nel blocco totale dei finanziamenti pubblici che perdura dal 2005. Essi stringono, ancor più, la cinghia al personale invitandolo a orari inumani e antisindacali (Già, il sindacato! Ma esiste ancora?) per coprire assenze che non sono rimpiazzate. Il tutto in un clima omertoso che, confuso con una finta e iniqua solidarietà, annienta lo spirito di sopportazione degli operatori scolastici. Specie su di essi, difatti, gravano le quotidiane e non remunerate manifestazioni di “prona” disponibilità. Il Ministro Brunetta, mistificando le contingenze reali, impone al neo impiegato pubblico un giuramento. Non dimentica però di strapazzarlo, a giorni alterni, minando alle fondamenta la sua stabilità complessiva. La Gelmini, dal canto suo, decide che, nonostante la pandemia, nessuna scuola è autorizzata a chiudere. Lei, perciò, trincerata nella sua eleganza ottocentesca e turandosi opportunamente le narici, dimostra con i fatti di disprezzare ogni regola di civile convivenza ed igiene. I nostri bambini, è bene ricordarlo, passano le loro mattinate in ambienti, pressoché umidi, poco igienizzati e, in gran parte, pericolanti. E’ assurdo costatare, de vivo, che in una situazione di emergenza sanitaria come quella attuale, non ci siano nelle scuole neanche i più comuni detersivi. Le pulizie, in tanti casi sono effettuate con acqua (fredda, poiché manca il riscaldamento!) e stracci logori e consunti. Le maestre che si ammalano per pochi giorni non sono sostituite e i loro alunni sono divisi e dirottati in altre classi. Il materiale didattico è comperato grazie al contributo generoso dei genitori. I guasti strutturali agli edifici sono malamente riparati, l’arredo delle aule è degno di un mercato dell’antiquariato trash. La precarietà, non solo quella riferita al personale, sembra diventata una condizione ineludibile.
In tanti, ora, si chiedono, come se non lo sapessero, dove, si sta cercando di portare la scuola Pubblica. Anche questa, come troppe dotte disquisizioni pseudo politiche e sociologiche, sembra uno sterile esercizio retorico. La Scuola pubblica sarà equiparata giuridicamente a quella privata e verrà, di conseguenza, resa meno appetibile. Il numero complessivo del personale pubblico sarà ulteriormente ridimensionato con buona pace delle balzane affermazioni post bolsceviche di Tremonti. I costi dell’educazione ricadranno dunque sulle famiglie e infine, la Scuola ridiverrà finalmente d’elite. In Francia, quando si è tentata un’operazione-demolizione come questa italiota, si è arrivati a una protesta continua, clamorosa e unanime.
Qui da noi ci si ostina a restare inguaribili nostalgici e, richiamando i fasti della benemerita politica autarchica del ventennio, si preferisce perseguitare ad abbozzare, “fregandosene” del futuro.
Pasquale Daniele
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Commenti
Un bell'edidoriale di "libero", in data odierna, affronta in maniera disincantata il dibattito politico più in voga del giorno. In esso, difatti, si analizza l'opportunità di un accordo per le riforme tra maggioranza ed opposizione. Belpietro, in sintesi, asserisce che l'accordo é positivo e, quindi, viene criticamente osteggiato da chi non avrebbe alcun futuro nel post-antiberlusconismo. E' un'analisi, certamente intelligente e acuta. Un vero peccato, però, che sia sfrontatamente di parte. Infatti, essa parte dal presupposto non più condivisibile, secondo il quale Berlusconi é essenzialmente , la vittima sacrificale della nostra becera sinistra. Ma, Berlusconi, dati alla mano é molto di più di questo. Lui é l'autore di una politica a senso unico. Quello che va dritto dritto verso i suoi interessi economici e giudiziari. D'Alema, come già in passato, rappresenta la sua scialuppa di salvataggio. Sono grato, quindi, al gran simpaticone che ha imbucato nella mia cassetta postale questo bel giornaletto di partito (PD-L). Avevo pensato di abbonarmi al "quotidiano" ma, oggi ho definitivamente cambiato idea.
Nell'aria di sosta per soli residenti del Centro Storico, in Corso adriatico, hanno, però, preso servizio nuovi parcheggiatori temporanei. Erano 4 o 5 baresi veraci ed il loro compito, supportato anche dall'autorevolezza di una strana divisa e di cartellini identificativi, serviva a convincere i residenti a trovare un altro parcheggio. Infatti, l'area di sosta, grazie al loro spiccio e garbato intervento, era stata occupata dalle auto degli sposi e dei loro invitati.
Non voglio colpevolizzare l'amministrazione. Chi ha avuto occasione di leggere qualche mio intervento, sa bene quanto essa mi stia nel c...uore.
Ma vorrei capire chi ha autorizzato un simile abuso e perchè, nonostante le svariate proteste, nessuno sia intervenuto. C'era qualche altra riunione di maggioranza?
www.youtube.com/watch?v=LHGHVtZLRKo
PDL-PD, dopo tante scaramucce amorose, convoleranno finalmente a sospirate nozze.
Il PD, naturalmente, é un pò imbronciato poiché il futuro marito, da vero macho, vuole decidere senza interferenze. "E'l'uomo che porta i pantaloni!!" L'amore, ad ogni modo, trionferà ...
La cerimonia dunque verrà officiata dall'ecumenico Casini.
Lo sposo, visibilmente ammaccato o sfigurato, all'ombra del Duomo, farà comunque la sua figura. Il velo della sposa, ahimè gia ripetutamente deflorata, sarà accompagnato dal paggetto dispettoso Fini. Imponenti le misure d'ordine che saranno coordinate dalla turbolenta coppia di sbirri leghisti Feltri - Belpietro. Compito gravoso dei mastini della destra reazionaria e secessionista é quello di tenere alla larga gli immancabili guastafeste di turno. Sorvegliati speciali saranno quindi Napolitano, la Bindi e Di Pietro, Santoro e Travaglio, ....
Ai numerosi astanti verranno opportunamente distribuiti sacchetti di carta per contenere gli immancabili conati di vomito.
Campus e clan, la Savino telefonò: "Interverrà il ministro"
Citazione:
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Le priorità di questo governo di utilizzatori finali e nominati (non eletti sono solo 3:
1. evitare la sacrosanta condanna al presidente presunto corruttore di avvocati inglesi (tanto ormai è un vecchio patetico, non credo lo rinchiudano più)
2. fare gli interessi della Lega che dà la maggioranza al nord (e quindi ad esempio favorire quelle università)
3. fare gli interessi di chi ricicla, evade e si avvale dei condoni degli ultimi 15 anni, scudi fiscali compresi, lodi, leggi e leggine ad hoc e, tra questi, gli amici degli amici che ti fanno scattare la maggioranza assoluta in Sicilia
Poi se dovesse scappare qualche bel disastro naturale per far fare soldi ai protettori civili ed alle stesse imprese (private) che han costruito gli ospedali che crollano è tutto grasso che cola.
E vai con opere tanto faraoniche quanto inutili spacciate per mix pubblico-privato (come la TAV che paghiamo tutti, altro che privati) tagliando investimenti davvero produttivi come banda larga e ricerca ed innovazione.
Tutto il resto sono riforme a costo zero, ossia controriforme. Se si va a leggere si troverà che il tutto deve avvenire senza alcun aggravio per le casse dello stato.
Così ero bravo anche io: basta farsi scrivere la legge dallo studio di un commercialista di Sondrio esperto in finanza di carta.
Immaginiamo la scuola pubblica a concorrere inutilmente con quella privata. Imaginiamo i rubinetti statali chiusi per le università in debito come se la cultura fosse un azienda, salvo poi vedere Catania dell'amico-salvavita Scapagnini ricoperta di regali natalizi. Immaginiamo un luogo precedentemente deputato alla discussione, alla passione idealista, intriso di idee a confonto di giovani cervelli sognatori sottratto di quei luoghi e di quelle forme di rappresentanza che in epoche ormai rimpiante producevano Italie diverse, nuove.
La scuola così come l'università vanno riformate, ma non così, non producendo studenti di serie A e di serie B,non privatizzando la cultura, non depotenziando le madri del nostro tessuto sociale. Giacomo Giotta, così come me o come tanti altri non potrà più avere le stesse possibilità di qualche altro studente, magari nato con la camicia. Di quelli che fanno gli studenti fuori sede perchè riescono a pagare tasse molto più alte e hanno il 50% della probabiltà in più di trovare lavoro subito.
è bene che tutti gli studenti si sveglino...per non restare a dormire.
Quanto all'Università, anche qui si è assistito alla progressiva liceizzazione (parlo con cognizione di causa) che sta minando il suo ruolo di massimo istituto d'istruzione superiore. Quanto poi al resto della mission, ossia quello di produrre ricerca, i famosi baroni di cui ci si riempie la bocca, stanno là proprio perché poggiano sul lavoro di una pletora di precari ossia dottorandi, assegnisti, contrattisti, post-doc ed ora grazie a Mariastella G. anche ricercatori a termine. E di conseguenza lei cosa fa? Si riempie la bocca di meritocrazia a chiacchiere e scrive impone per legge che il concorso dei ricercatori dev'essere governato dai soli prof. ordinari (così, per ricattarti meglio).
Collegamento con il tessuto lavorativo? Benissimo, lorsignori ti sfornano una legge, graditissima alla Lega ed al suo elettorato, che lega (scusate il bisticcio) il finanziamento ordinario dell'università al numero di persone che s'impiegano dopo la laurea. Chissà dov'è la maggior parte delle aree industrializzate in Italia....
Toccherà tornare agli anni '60-'70 ed emigrare in massa.
I docenti di scuola media descritti dal nostro sono forse quelli di ruolo, perché i precari, in constante aumento a causa del modello economico affermatosi sin dagli anni 80, fanno tutt'altra vita, taglieggiati dagli istituti pubblici e privati, senza ferie pagate perché chiamati sempre (consapevolmente) in corso d'opera, ricattati con i punteggi che sostituiscono la paga ecc.
Ad ogni buon conto, fare i docenti nella scuola attuale è letteralmente da ricovero. La scuola è in balia dei gggiovani spalleggiati da quei sindacalisti mancati dei genitori che arrivano ad appellarsi al TAR per una quisquilia, se non vengono a pigliarti a botte insieme ai figli. Si leggano le statistiche del ministero sui casi di danni psicologici causati dall'insegnamento e ne riparliamo
Per quanto riguarda i bidelli mi limito a ricordare come le esternalizzazioni, quindi il ricorso ai privati, sia una grossa causa di sperpero come mostrato chiaramente nelle inchieste su scuola e sanità di report, ad esempio.
Vogliamo trovare altre risorse. Cominciamo a riprenderci i soldi regalai alle scuole private, 3 anni in 1, classiste, basta avere i soldi, e confessionali il cui finanziamento, palesemente al di fuori della nostra costituzione, favorisce chi ha il conflitto di interessi (CEPU e Grandi Scuole) nonché la cupola mafioide vaticana.
e sicuramente non ad opera della ministra
(potrebbe competere col figlio di Bossi, il pluri-respinto meritocraticamente stipendiato dalla fiera di MI a 12mila euro al mese quanto ad insipienza)
E' noto che le leggi a firma Gelmini hanno poco di riformatorio
e sono dettate dallo studio Tremonti, il quale non a caso non perde occasione di elogiare la meglio passacarte del bigoncio.
Questi hanno un disperato bisogno di soldi per supportare la marea di annunci che han fatto (il governo del fare, una minch1a benemerita) e rubacchiano a destra ed a sinistra e si genuflettono anche ai grandi evasori e riciclatori pur di spillare qualche spicciolo.
Di ieri la notizia dell'imboscamento di fondi già stanziati per la stabilizzazione dei precari dell'università.
Citazione:
da www.spinoza.it/