Caro direttore,
l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIF) si è pronunciata approvando l’introduzione e l’uso in Italia della pillola abortiva denominata RU486, scoperta dal francese Etie3nne-EmileBaulieu e commercializzata dal 1988 in Francia, in Cina e poi negli Usa, in Inghilterra ecc.
Il 26 febbraio 2008 il Comitato Tecnico Scientifico dell’AIF diede parere positivo all’introduzione in Italia. Di fatto dal 2005 una ventina di ospedali italiani utilizzano regolarmente la RU486 e finora almeno 4.000 donne ne hanno fatto uso.
L’approvazione definitiva da parte dell’AIF ha suscitato commenti critici e polemiche in alcuni settori della società e della politica italiana e soprattutto nelle gerarchie ecclesiastiche, di cui si non fatti portavoce sia l’Osservatore Romano e sia il quotidiano dei Vescovi italiani ‘Avvenire’.
Se vogliamo esaminare serenamente la questione occorre puntualizzare tre principi:
1) La chiesa ha il diritto-dovere di illuminare i suoi fedeli e di far sentire la sua voce nella società italiana, mantenendo, tuttavia, il suo discorso a livello di sollecitazione della libera adesione al suo messaggio e mai di imposizione, attraverso la pretesa della legge coattiva o con la minaccia di sanzioni ecclesiastiche, che molto mortificano come ricatto morale e sociale anche i suoi fedeli e li offendono (il Vescovo di Prato in un processo degli anni ’50 fu condannato perché aveva pubblicamente scomunicato due concubini);
2) Gli stessi fedeli possono credere in Dio e in Gesù Cristo e su svariate altre questioni religiose e morali avere parere difforme dalla Gerarchia Ecclesiastica, che non deve condannare e poi, dopo secoli, chiedere perdono (Galilei, Rosmini, Savonarola ecc.)
3) La Gerarchia Cattolica ha il diritto di chiedere anche interventi legislativi, ma i Politici degni di questo nome (De Gasperi, Moro, Sturzo) non si sentono obbligata ad ubbidire, ma solo a riflettere e poi decidere secondo il criterio della retta coscienza e della buona politica, che è quello di venire incontro alle necessità terrene del popolo, rispettando fino al massimo possibile la libertà dei Cittadini ed il libero loro determinarsi secondo il libero arbitrio;
4) Le donne non vengono obbligate dall’introduzione della pillola abortiva a farne per forza uso, ma si offre loro una possibilità in più che si spera non debbano mai utilizzare, ma se ciò dovesse rendersi necessario è bene che siano messe in condizione di farlo nel miglior modo possibile, sentendosi ugualmente rispettate, assistite e curate. Lasciamo soprattutto alle donne l’esercizio del loro libero arbitrio, perché non devono essere schiave o sottoposte di nessuno e non sono assimilabili ad incubatrici automatiche. Ogni donna è portata a sentire responsabilmente il suo ruolo biologico- sociale della maternità e nessuna imposizione autoritaria, sociale o religiosa, deve intaccare questa sfera della loro personale, profonda ed insondabile percezione dell’essere donna. Ogni imposizione o proposta esterna umilia profondamente e irrimediabilmente il loro ruolo biologico - sociale e produce guasti immensi.
Alla luce di queste considerazioni la nostra adesione all’introduzione della pillola RU486 è totale, se pure in un contesto di piena consapevolezza dei problemi immensi che vi sono dietro la funzione della riproduzione della specie, che è la culmine della nostra stessa condizione umana e collettiva e coinvolge aspetti affettivi, esistenziali, sociali, economici ecc. Ma è meglio, molto meglio, fare un passo indietro ed affidarsi alla responsabilità dei protagonisti naturali, che sono i genitori del nascituro e soprattutto chi porta in seno la sua creatura e deve poter realizzare una maternità consapevole e accettata.
La società e le leggi facciano il loro dovere nel rendere il compito più accessibile, facile e gratificante, e si astengano da imposizioni, divieti o peggio sanzioni, senza senso ed umilianti.
Francesco Pistilli
l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIF) si è pronunciata approvando l’introduzione e l’uso in Italia della pillola abortiva denominata RU486, scoperta dal francese Etie3nne-EmileBaulieu e commercializzata dal 1988 in Francia, in Cina e poi negli Usa, in Inghilterra ecc.
Il 26 febbraio 2008 il Comitato Tecnico Scientifico dell’AIF diede parere positivo all’introduzione in Italia. Di fatto dal 2005 una ventina di ospedali italiani utilizzano regolarmente la RU486 e finora almeno 4.000 donne ne hanno fatto uso.
L’approvazione definitiva da parte dell’AIF ha suscitato commenti critici e polemiche in alcuni settori della società e della politica italiana e soprattutto nelle gerarchie ecclesiastiche, di cui si non fatti portavoce sia l’Osservatore Romano e sia il quotidiano dei Vescovi italiani ‘Avvenire’.
Se vogliamo esaminare serenamente la questione occorre puntualizzare tre principi:
1) La chiesa ha il diritto-dovere di illuminare i suoi fedeli e di far sentire la sua voce nella società italiana, mantenendo, tuttavia, il suo discorso a livello di sollecitazione della libera adesione al suo messaggio e mai di imposizione, attraverso la pretesa della legge coattiva o con la minaccia di sanzioni ecclesiastiche, che molto mortificano come ricatto morale e sociale anche i suoi fedeli e li offendono (il Vescovo di Prato in un processo degli anni ’50 fu condannato perché aveva pubblicamente scomunicato due concubini);
2) Gli stessi fedeli possono credere in Dio e in Gesù Cristo e su svariate altre questioni religiose e morali avere parere difforme dalla Gerarchia Ecclesiastica, che non deve condannare e poi, dopo secoli, chiedere perdono (Galilei, Rosmini, Savonarola ecc.)
3) La Gerarchia Cattolica ha il diritto di chiedere anche interventi legislativi, ma i Politici degni di questo nome (De Gasperi, Moro, Sturzo) non si sentono obbligata ad ubbidire, ma solo a riflettere e poi decidere secondo il criterio della retta coscienza e della buona politica, che è quello di venire incontro alle necessità terrene del popolo, rispettando fino al massimo possibile la libertà dei Cittadini ed il libero loro determinarsi secondo il libero arbitrio;
4) Le donne non vengono obbligate dall’introduzione della pillola abortiva a farne per forza uso, ma si offre loro una possibilità in più che si spera non debbano mai utilizzare, ma se ciò dovesse rendersi necessario è bene che siano messe in condizione di farlo nel miglior modo possibile, sentendosi ugualmente rispettate, assistite e curate. Lasciamo soprattutto alle donne l’esercizio del loro libero arbitrio, perché non devono essere schiave o sottoposte di nessuno e non sono assimilabili ad incubatrici automatiche. Ogni donna è portata a sentire responsabilmente il suo ruolo biologico- sociale della maternità e nessuna imposizione autoritaria, sociale o religiosa, deve intaccare questa sfera della loro personale, profonda ed insondabile percezione dell’essere donna. Ogni imposizione o proposta esterna umilia profondamente e irrimediabilmente il loro ruolo biologico - sociale e produce guasti immensi.
Alla luce di queste considerazioni la nostra adesione all’introduzione della pillola RU486 è totale, se pure in un contesto di piena consapevolezza dei problemi immensi che vi sono dietro la funzione della riproduzione della specie, che è la culmine della nostra stessa condizione umana e collettiva e coinvolge aspetti affettivi, esistenziali, sociali, economici ecc. Ma è meglio, molto meglio, fare un passo indietro ed affidarsi alla responsabilità dei protagonisti naturali, che sono i genitori del nascituro e soprattutto chi porta in seno la sua creatura e deve poter realizzare una maternità consapevole e accettata.
La società e le leggi facciano il loro dovere nel rendere il compito più accessibile, facile e gratificante, e si astengano da imposizioni, divieti o peggio sanzioni, senza senso ed umilianti.
Francesco Pistilli
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