Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di un nostro lettore che, con grande lucidità, riflette sui disagi cui il primo cittadino, da qualche anno a questa parte, incorre. Ci si sofferma in particolar modo sul potere contrattuale che i consiglieri, in virtù del loro numero, avrebbero acquistato nei confronti del Sindaco, con il risultato di paralizzare la macchina amministrativa per capriccio e interesse.
“Fino a qualche anno fa, il numero dei consiglieri comunali, per le città con una popolazione come Conversano, era pari a 30. Fra i consiglieri eletti si votava per eleggere il Sindaco. Pertanto il Sindaco era, alla fine, espressione di espressioni e questo, poteva anche andar bene. Anche gli assessori erano espressione di un gruppo di consiglieri “consanguinei” e venivano scelti all’interno dei partiti, fra coloro che della “materia” ne capivano. Essi fungevano, spesso, da strumento di convergenza verso direzioni preferenziali col compito di “accontentare”, contemporaneamente diversi consiglieri.
Da qualche anno, con l’elezione diretta del Sindaco, i consiglieri eletti sono diventati 20. Quelli di maggioranza, come da normative in vigore, sono 12 – ovvero il 60% – e quelli di opposizione sono 8 – il restante 40%. Il potere contrattuale dei consiglieri, di fatto, è andato sempre più accrescendosi. In una situazione paradossale, come quella che si sta vivendo negli ultimi anni, dove la maggioranza è ridotta a 10, persino chi fa gruppo come singolo, dispone di immenso potere. Per evitare fibrillazioni, infatti, a questo si concede tranquillamente l’assessore di riferimento. Da ciò deriva che un cittadino – anche se svincolato da impegni verso una qualsivoglia organizzazione politica o sociale, purché in grado di aggregare un numero di voti tali da consentirgli un posto al “sole” – determina le scelte politiche di un’intera comunità. Peggio sarebbe se il singolo rappresentasse una lobby e fosse, quindi, esclusivamente interessato a salvaguardare le economie del “padrone”.
Ritengo, essere questa, una vera assurdità. Il Sindaco che, come nel caso attuale, è stato votato da circa 9.000 persone, rischia di essere mandato a casa da un consigliere che magari è tale perché collegato alla sua stessa lista. Il Sindaco deve amministrare per cinque anni, è quello il compito che la comunità gli ha affidato, provvedere alle diverse necessità della comunità e non spendere energie per correre dietro le beghe di chi è insistentemente alla ricerca di ritagli di potere. Gli assessori non devono essere imposti da chi è dedito continuamente a curare il giardino dei consensi, ma essere liberamente scelti dal Sindaco che se ne assume tutte le responsabilità.
Nelle prossime votazioni il numero dei consiglieri comunali si ridurrà a 16, conferendo loro ancora più potere. Se “tanto mi dà tanto”, risulterà ancora più difficile trovare le condizioni giuste per governare. Ai consiglieri, votati e intesi come membri di un organismo parallelo, dovrebbe essere tolta la possibilità di creare minoranze o maggioranze; ad essi dovrebbe competere solo la possibilità di controllo, affinché la gestione della pubblica amministrazione avvenga nella massima trasparenza e nel rispetto delle leggi. A qualcuno potrebbe venire in mente il “vecchio” Podestà. Ora, pur non avendo nessuna nostalgia verso una storica figura politica, che per anagrafe non ho vissuto, siamo convinti – alla luce delle ganasce che attanagliano i mozzi di chi vorrebbe viaggiare con criteri e con velocità diverse – che è stata una soluzione che non trova più i presupposti per essere riproposta?”.
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Commenti
Non si può dare ulteriore potere al Sindaco che, tra l'altro, almeno sulla carta, ha diritto a scegliersi gli assessori.
La democrazia impone condivisione nelle scelte e nelle responsabilità.
Se il sindaco in carica non sarà in grado di portare a termine il suo programma, non sarà l'unico a fallire nel tentativo.
Tutta la maggioranza sarà coinvolta politicamente dall'eventuale insuccesso.
Lonero ha deciso ad esempio, di abbandonare il consiglio comunale dopo aver abbandonato la giunta.
Io l'ho trovato un atteggiamento responsabile e politicamente ineccepibile.
Se un consigliere non può incidere positivamente nell'attività amministrativa e non può adoperarsi fattivamente all'attuazione del programma, ha due scelte dinanzi a se: continuare a riscaldare lo scranno su cui vegeta o dare un segnale forte e chiaro.
C'è bisogno di un nuovo podestà, di più decisionismo. Questo oramai è chiaro! Lo ripete quotidianamente anche il premier ...
Il sindaco deve perciò infischiarsene di tutti i legacci definiti "democratici" e deve poter gestire la Cosa(?) Pubblica come uno dei suoi gingilli.
Se lui non può modificare la legge in maniera condivisa, lo faccia d'imperio ricalcando il motto antico, ma ancora oggi ricco di fascino, del "menefrego".
Si scelga il suo personale, epuri qualche consigliere, imponga qualche maggiorata come assessore, installi una stazione agip in piazza Castello, .... e tiri dritto.
P.S.= credo in realtà che il Sindaco di Conversano, abbia un senso più limpido e moderno dela gestione del Comune.
www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/16/0443_Elezioni_Sindaco_ConsiglioComunale.pdf