Adesso sì, il governo che regge il sindaco Lovascio al timone della nostra città potrebbe veramente correre il rischio di cadere sulle proprie stesse fondamenta. La solida impalcatura che aveva portato un anno e mezzo fa, ormai, l’ex segretario di An al prestigioso incarico di primo cittadino conversanese, sembra ormai essersi sgretolata. È un dato di fatto, nonostante tutta la buona volontà di mediatori e di numerose forze politiche che stanno tentando il tutto per tutto per salvare a rotta di collo Lovascio e i suoi fedelissimi.
RICOSTRUZIONE. Tutto quello che negli ultimi periodi ha riguardato il consiglio comunale e, in particolare, la maggioranza di governo, è storia nota. La bomba è scoppiata a marzo scorso, quando l’assessore al bilancio Calogero Frangiamore lasciò spontaneamente l’incarico, ufficialmente per incompatibilità con i tempi troppo lenti della burocrazia. A parte una piccola contraddizione interna – Frangiamore era espressione del movimento ‘Il Centro’ che ha sempre parlato non di dimissioni dell’ex assessore, ma di “ritiro” dello stesso per precise motivazioni politiche – da allora è iniziata una piccola crisi interna alla compagine. Il già citato movimento del consigliere Saverio Lonero è ufficialmente passato all’opposizione, lasciando gli uomini di Lovascio in soli 11 elementi, 10 consiglieri più lo stesso sindaco.
Da allora, la compagine di maggioranza (risicata) si è barcamenata fra mille difficoltà. Lo stesso Lovascio ha dovuto ammettere, in un consiglio comunale sul bilancio di previsione, un ricorso a tutte le sue forze di mediazione (complici anche i vertici provinciali del Pdl, partito di maggioranza relativa) per fare approvare l’importante provvedimento, fatte salve le prescrizioni del capogruppo berlusconiano Matteo Salzo che richiese a gran voce “l’azzeramento della Giunta comunale e l’apertura della crisi”.
Un invito che lo stesso sindaco ha accolto parzialmente, dando inizio ad una prima verifica interna ma lasciando intonsa la composizione della squadra assessorile. Questo fino a fine luglio, quando una nuova fase di squilibrio ha minato la stabilità governativa. In un consiglio destinato a tutt’altri temi, da una punzecchiatura del centrosinistra sui numeri che reggono il sindaco è scoppiato il nuovo caso. Per la seconda volta, Salzo, in qualità di capogruppo del Pdl, ha chiesto al sindaco di giocare a carte scoperte. Lovascio ha aperto le consultazioni, pur non dimettendosi e non azzerando la giunta, non dando quindi seguito al primo invito del medico ospedaliero.
SCADENZE. Ad oggi le consultazioni in seno alle forze politiche hanno portato a pochi risultati, se non alla stessa ammissione del sindaco di “invitare i partiti e i movimenti esterni alla maggioranza a presentare proposte concrete”. Molte formazioni, tra cui ad esempio lo stesso Pd, hanno rifiutato categoricamente l’inciucio, ribadendo che potranno ragionare solo su alcuni grandi temi su cui sedersi a tavolino e concordare una strategia comune, per il bene della città. L’unico, minimo, contributo dato alla discussione politica è la teorizzazione di un eventuale allargamento della maggioranza a ‘il Centro’ e all’Udc, uniche forze compatibili con la bandiera politica di una amministrazione che si professa di centrodestra.
Il ritorno al passato resta ancora lontano: a Palazzo di Città le scatole cinesi non finiscono di aprirsi, riservando continue sorprese. Pare, adesso – ma questa è una voce non confermata e spifferata in qualche corridoio – che la fase di verifica non sarà ultimata neanche per la scadenza del primo settembre, giorno in cui era originariamente stato fissato il consiglio comunale per discutere della situazione politica cittadina. Dovrebbe saltare anche il consiglio del 4, quello sulla sanità: questo stando ai soliti bene informati.
SVOLTA. Di certo, le parti in gioco sono finalmente chiare. Da un lato il Pdl: chiede di soppesare nuovamente la giunta comunale, con un preciso intento, quello di accrescere la propria rappresentanza assessorile, in ragione d’essere partito di maggioranza relativa. Dall’altro Lovascio e le due civiche: rifiutano sdegnati il ricorso al rimpasto governativo e cercano un assetto più moderato. Ben consci che Conversano, per i vertici sovra comunali del Pdl, è una città molto ambita, la perla preziosa sottratta per la prima volta dopo 50 anni alla morsa del centrosinistra. La partita in gioco è politica, ma anche personale: del resto è opinione comune che un centrodestra puro, cioè senza l’appoggio – fondamentale – delle civiche, non avrebbe mai vinto le elezioni comunali 2008. E probabilmente molti dei consiglieri che la cittadinanza ha scelto per farsi rappresentare nelle pubbliche assisi, oggi non riscuoterebbero lo stesso consenso, rimanendo a casa.
Questo dualismo, espressione dell’anima bifronte della coalizione ancora in vita, dovrà comunque, a nostro giudizio, essere superato quanto prima. La svolta è necessaria e subitanea: il virus va combattuto adesso. Si decida, con grande senso di responsabilità, e una volta per tutte. O tutti a casa, riducendo a pochi mesi la parentesi commissariale, oppure un nuovo, solido, impianto governativo. Ne va di mezzo la grande mole di scadenze che devono essere esitate da chiunque resterà – o arriverà – al potere: alcune su tutte, il Gal, i finanziamenti europei, un Pug che serve come il pane, la questione discarica.
Al nostro sindaco: prenda di petto l’argomento e chiarisca tutto in consiglio comunale. Sarà risparmiato dal comune pregiudizio della nostra politica, ossia l’essere attaccato in maniera tentacolare alla poltrona. Soprattutto, renderà un servizio alla città che ha bisogno di capire e di orientarsi. Ora o mai più, che sia nuova squadra oppure commissario.
RICOSTRUZIONE. Tutto quello che negli ultimi periodi ha riguardato il consiglio comunale e, in particolare, la maggioranza di governo, è storia nota. La bomba è scoppiata a marzo scorso, quando l’assessore al bilancio Calogero Frangiamore lasciò spontaneamente l’incarico, ufficialmente per incompatibilità con i tempi troppo lenti della burocrazia. A parte una piccola contraddizione interna – Frangiamore era espressione del movimento ‘Il Centro’ che ha sempre parlato non di dimissioni dell’ex assessore, ma di “ritiro” dello stesso per precise motivazioni politiche – da allora è iniziata una piccola crisi interna alla compagine. Il già citato movimento del consigliere Saverio Lonero è ufficialmente passato all’opposizione, lasciando gli uomini di Lovascio in soli 11 elementi, 10 consiglieri più lo stesso sindaco.
Da allora, la compagine di maggioranza (risicata) si è barcamenata fra mille difficoltà. Lo stesso Lovascio ha dovuto ammettere, in un consiglio comunale sul bilancio di previsione, un ricorso a tutte le sue forze di mediazione (complici anche i vertici provinciali del Pdl, partito di maggioranza relativa) per fare approvare l’importante provvedimento, fatte salve le prescrizioni del capogruppo berlusconiano Matteo Salzo che richiese a gran voce “l’azzeramento della Giunta comunale e l’apertura della crisi”.
Un invito che lo stesso sindaco ha accolto parzialmente, dando inizio ad una prima verifica interna ma lasciando intonsa la composizione della squadra assessorile. Questo fino a fine luglio, quando una nuova fase di squilibrio ha minato la stabilità governativa. In un consiglio destinato a tutt’altri temi, da una punzecchiatura del centrosinistra sui numeri che reggono il sindaco è scoppiato il nuovo caso. Per la seconda volta, Salzo, in qualità di capogruppo del Pdl, ha chiesto al sindaco di giocare a carte scoperte. Lovascio ha aperto le consultazioni, pur non dimettendosi e non azzerando la giunta, non dando quindi seguito al primo invito del medico ospedaliero.
SCADENZE. Ad oggi le consultazioni in seno alle forze politiche hanno portato a pochi risultati, se non alla stessa ammissione del sindaco di “invitare i partiti e i movimenti esterni alla maggioranza a presentare proposte concrete”. Molte formazioni, tra cui ad esempio lo stesso Pd, hanno rifiutato categoricamente l’inciucio, ribadendo che potranno ragionare solo su alcuni grandi temi su cui sedersi a tavolino e concordare una strategia comune, per il bene della città. L’unico, minimo, contributo dato alla discussione politica è la teorizzazione di un eventuale allargamento della maggioranza a ‘il Centro’ e all’Udc, uniche forze compatibili con la bandiera politica di una amministrazione che si professa di centrodestra.
Il ritorno al passato resta ancora lontano: a Palazzo di Città le scatole cinesi non finiscono di aprirsi, riservando continue sorprese. Pare, adesso – ma questa è una voce non confermata e spifferata in qualche corridoio – che la fase di verifica non sarà ultimata neanche per la scadenza del primo settembre, giorno in cui era originariamente stato fissato il consiglio comunale per discutere della situazione politica cittadina. Dovrebbe saltare anche il consiglio del 4, quello sulla sanità: questo stando ai soliti bene informati.
SVOLTA. Di certo, le parti in gioco sono finalmente chiare. Da un lato il Pdl: chiede di soppesare nuovamente la giunta comunale, con un preciso intento, quello di accrescere la propria rappresentanza assessorile, in ragione d’essere partito di maggioranza relativa. Dall’altro Lovascio e le due civiche: rifiutano sdegnati il ricorso al rimpasto governativo e cercano un assetto più moderato. Ben consci che Conversano, per i vertici sovra comunali del Pdl, è una città molto ambita, la perla preziosa sottratta per la prima volta dopo 50 anni alla morsa del centrosinistra. La partita in gioco è politica, ma anche personale: del resto è opinione comune che un centrodestra puro, cioè senza l’appoggio – fondamentale – delle civiche, non avrebbe mai vinto le elezioni comunali 2008. E probabilmente molti dei consiglieri che la cittadinanza ha scelto per farsi rappresentare nelle pubbliche assisi, oggi non riscuoterebbero lo stesso consenso, rimanendo a casa.
Questo dualismo, espressione dell’anima bifronte della coalizione ancora in vita, dovrà comunque, a nostro giudizio, essere superato quanto prima. La svolta è necessaria e subitanea: il virus va combattuto adesso. Si decida, con grande senso di responsabilità, e una volta per tutte. O tutti a casa, riducendo a pochi mesi la parentesi commissariale, oppure un nuovo, solido, impianto governativo. Ne va di mezzo la grande mole di scadenze che devono essere esitate da chiunque resterà – o arriverà – al potere: alcune su tutte, il Gal, i finanziamenti europei, un Pug che serve come il pane, la questione discarica.
Al nostro sindaco: prenda di petto l’argomento e chiarisca tutto in consiglio comunale. Sarà risparmiato dal comune pregiudizio della nostra politica, ossia l’essere attaccato in maniera tentacolare alla poltrona. Soprattutto, renderà un servizio alla città che ha bisogno di capire e di orientarsi. Ora o mai più, che sia nuova squadra oppure commissario.
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Commenti
Citazione: = androni ?
Per il resto concordo
Quanto si deve aspettare per la fine del parcheggio all'ingresso del castello?
Ma questi famosi concittadini non si vergognano?
E le antenne che svettano dalle torri ?
E le finestre in metallo (magari anticorodal) ?
Altro che le pantomime di regime medievaleggianti
zeppe di anacronismi con cui ci si consola:
un guazzabuglio che va dai Normanni agli Angioini...
(per non parlare delle carrozze ottocentesche)
dev'essere un politologo insigne, collega di Panebianco e Sartori
Di quale approfondita analisi è stato capace!
avete notato che quando parla della sua parte parla di centro-destra
mentre gli avversari sono di sinistra ?
Un vero prodotto del partito azienda neofascista che ci ritroviamo...
Franco Lestingi
La macchina amministrativa ha bisogno di essere "pubblicizzata" meglio. In ogni governo, anche in quello più scarso, c'è sempre quel piccolo plafond di buone azioni che vanno trasmesse meglio.