
Mercoledì 25 gennaio si è svolta la cerimonia di intitolazione all'ing. Peppino Dimunno del locale circolo del Partito Democratico.
Presenti Anna Maria De Filippis, vedova dell'ingegnere, con i figli e alcuni parenti; il consigliere regionale Mario Loizzo; il vicesegretario provinciale Ubaldo Pagano; i rappresentati dei partiti (PSI, Movimento "Conversano Città Aperta" e SEL); vecchi compagni e colleghi come Ninì Cavallo ed il geometra Pace. L'on. Dario Ginefra, impegnato alla Camera, ha inviato un messaggio in cui si complimentava per l'iniziativa.
Il ricordo di Ranieri − A tracciare una breve memoria di cosa ha rappresentato Peppino Dimunno per Conversano ci ha pensato il segretario cittadino Saverio Ranieri: "Dimunno inizia un'attività sociale iscrivendosi all'azione cattolica poi, nei primi anni '70, aderisce alla Federazione Giovanile Comunisti Italiani. Nel '73 entra nel PCI e contestualmente si iscrive nella sezione ambiente dell'ARCI. Nel '91 aderisce al PDS e successivamente ai DS. La sua ultima tessera è del 2006 ed è a firma dell'allora segretario Gian Luigi Rotunno".
"Quando è venuto fuori il nome di Peppino Dimunno c’è stato immediato e unanime consenso a partire da quello di Vincenzo Bolognino, quindi ho avuto modo di parlare con diverse persone che hanno avuto il privilegio di conoscere Peppino Dimunno − ha continuato Ranieri − ed è venuto fuori il tratto di una persona che non ha mai abusato della sua posizione, che non ha mai preso un incarico pubblico, un appalto o un lavoro anche quando le amministrazioni erano rette dai suoi compagni. Questo perché nel suo calvinismo morale, nel suo essere un uomo che fa della politica un valore, non poteva immaginare di trarre alcun vantaggio personale. La sua candidatura è sempre stata di servizio: non ha mai fatto campagna elettorale per se stesso, bensì sosteneva chi, all'interno della propria lista, meritasse di vincere. Ha posto, quindi, la politica e il partito come valori quasi paritari a quelli della famiglia, del lavoro e dell'impegno in prima linea".
"Anche nella sua attività lavorativa ha lasciato un segno. Ad esempio si è impegnato nella costruzione di alcuni manufatti industriali, valga per tutti il caso della Master: un modello di edilizia industriale fatta con criterio e credendo nelle potenzialità di sviluppo di quella azienda".
Le parole della moglie − "Vi ringrazio anche a nome dei miei figli, Dario e Flavia, di aver voluto ricordare Peppino intitolando a lui questa sede. Lui non avrebbe mai immaginato che sarebbe successo, soprattutto perché non avrebbe mai pensato di lasciare così presto i suoi affetti, il suo lavoro e i suoi impegni politici. Queste tre cose lo hanno sempre motivato ed hanno improntato il suo stile di vita. Peppino solare e sempre pronto alla battuta, allo stesso tempo, era molto equilibrato; per molti punto di riferimento, qualcuno a cui chiedere un consiglio certi che, con tranquillità e razionalità, avrebbe trovato la soluzione al problema. Non amava molto le cerimonie ufficiali e preferiva evitare di essere al centro dell'attenzione ma, sicuramente, gli sarebbe piaciuto vedere riunite tante persone a cui ha voluto bene e con cui ha condiviso tanti momenti importanti della sua vita".
L'intervento del consigliere Loizzo − "In tutti i momenti difficili che abbiamo attraversano nella nostra storia repubblicana, da Di Vittorio in poi, i grandi partiti hanno sempre trovato la forza di unirsi, al di là delle proprie contrapposizioni, per combattere il nemico principale che poteva chiamarsi crisi, terrorismo o golpe. Oggi le forze politiche non hanno avuto il coraggio di prendere le redini del paese sull'orlo del baratro e lo stanno facendo i tecnici. Ciò ha aperto una fase di scarsissima credibilità del sistema partitico che si è, contestualmente, svuotato della propria funzione di approfondimento e confronto sia sulle vicende nazionali che su quelle locali. Non si volge più quel ruolo di mediazione tra gli interessi che si muovono nella società e le istituzioni".
"Ebbene, nella attuale desertificazione dei sentimenti di solidarietà e appartenenza, di politica come battaglia civile, questa iniziativa è una speranza. È un gesto che non solo onora un militante e la sua famiglia ma riafferma l'idea di partito come comunità che sa ritrovarsi, dialogare e riflettere anche partendo da punti di vista differenti".
Al termine della cerimonia Saverio Ranieri ha firmato e consegnato alla signora Anna Maria una pergamena con la delibera del Direttivo di Conversano.
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