
Per la nostra Città, sabato 5 novembre, è stata una giornata speciale, in quanto ha ospitato il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 90° anniversario della scomparsa del nostro concittadino Di Vagno, morto per mano dei fascisti.
Erano presenti tutti: il Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il Presidente della Fondazione Di Vagno, Gianvito Mastroleo e il docente di Storia Contemporanea dell’Università della Tuscia, Leonardo Rapone.
Ha introdotto il nostro primo cittadino, Avv. Giuseppe Lovascio: “La memoria del martire Di Vagno ci offre un motivo di riflessione sulla violenza, sulla distinzione tra il bene e il male, sull’etica e sulla politica. La nostra coscienza manifesta l’esigenza di una rivoluzione culturale. Un’esigenza che nasce dalla consapevolezza del fatto che del male compiuto dal singolo, ognuno di noi ognuno di noi in piccola percentuale è complice. Siamo dunque desiderosi di migliorare noi stessi, consci che un’ingiustizia contro gli altri costituisce un’ingiustizia contro noi stessi, del fatto che per giudicare il cuore degli altri è bene prima misurare la propria anima”. E ha continuato dicendo: “Questa Città, Presidente, le chiede di essere garante della concordia e della pace, principi che non possono considerarsi astratti, bensì posti alla base dell’esigenza di sviluppo, così forte ed impellente in questo tempo. Le chiede ancora di prolungare la verità in politica, di respingere il vizio dei proclami e dell’apparire a tutti i costi e così, di favorire la concorrenza e la ricerca delle soluzioni pratiche. E chiede infine di farsi promotore ed assertore del diritto alla salute e all’assistenza socio sanitaria, della cultura dell’accoglienza e della certezza del diritto”.
L’intervento del Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, è rivolto alla commemorazione “di coloro che, come Giuseppe Di Vagno, Piero Gioberti, Matteotti o Aldo Moro, hanno tanto amato la libertà fino ad immolarsi per difenderla. Questi uomini giusti, rappresentano il corpo vivo del nostro sentire comune, del nostro sentirci comunità, del nostro essere Nazione”.Ha anche aggiunto quanto siano importanti, oggi, l’affermazione dei principi democratici, per la salvaguardia dei valori costituzionali e per restituire nobiltà e dignità alla stessa nozione di politica.
Le parole del governatore Nichi Vendola hanno messo in evidenza l’attualità del passato: “Una figura luminosa che squarcia il buio di un’epoca caotica e violenta. Il “gigante buono” entra assai rapidamente nell’immaginario popolare, il suo carisma infiamma il cuore di un mondo rurale ancora imprigionato nella gabbia di rapporti sociali feudali, il suo instancabile apostolato civile e politico sollecita simpatia e curiosità anche tra i borghesi. Giuseppe Di Vagno fu un’icona di Puglia fiera dei suoi talenti e delle sue fatiche, fu l’espressione pubblica di una dirompente rottura con il dominio del latifondo e con la cultura del paternalismo autoritario che incombeva sulle misere vite dei braccianti e dei contadini, fu la forza mite di un socialismo che conquistò quel nostro “popolo di formiche”, fu l’epopea antiretorica di un riformismo che seppe intendere con pienezza il dolore del Sud e volle trasformarlo in coscienza nazionale e maturazione democratica” e dunque, un grande elogio a Di Vagno il quale “venne ucciso in un agguato lungamente premeditato e quel delitto serviva a colpire chi denunciava il pericolo del fascismo ma anche chi sapeva leggere nello squadrismo una sorta di presidio militare a difesa dei proprietari terrieri e del latifondo”. La sua non è una storia del passato, bensì un seme del futuro.
Alle parole del Presidente Vendola, si è allacciato anche il Presidente della “Fondazione Di Vagno”, Avv. Gianvito Mastroleo, il quale ha ribadito quanto attuale sia l’azione di Di Vagno per il riscatto sociale. “Egli apparteneva ad un ceto medio e ha dimostrato come, solo con il proprio lavoro, era riuscito a far laureare a Roma il proprio figlio”; oggi una famiglia è costretta ad affidare ai propri figli anni incerti e declinanti in cui “si sente sempre meno il merito come fattore di ascesa e di rinnovamento fra i ceti”.
La giornata si è conclusa con l’intervento storico del docente Leonardo Rapone che ha ricordato gli orrori del periodo fascista e con l’intervento della studentessa del Liceo Classico “D. Morea”, Marianna Zito la quale ha mostrato che gli studenti hanno ben compreso quella realtà storica, ma stanno anche comprendendo quella attuale, che si mostra abbastanza avara con i giovani e, come rappresentante di tutti gli studenti, ha concluso riponendo le loro speranze e sogni nelle mani del Presidente della Repubblica.
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