Quella di ieri mattina doveva essere una Commissione Sanità volta ad accertare che gli impegni assunti durante l’ultima riunione fossero stati onorati. Al contrario, prima che i componenti s’insediassero, è giunta una comunicazione del Dirigente Sanitario di Conversano, Dott. Giuseppe D’Auria, in cui si chiedeva di “aggiornare la convocazione”, in quanto si era “in attesa di indirizzi organizzativi specifici da parte della Direzione Generale”.
“Fuori dalla formule di circostanza – ha spiegato il Presidente Gianluigi Rotunno – la Direzione Generale non ha dato parere favorevole ad incontrare questa Commissione, volendo evitare che i Dirigenti Sanitari prendessero delle posizioni nella direzione dell’organizzazione di servizi efficienti”.
A seguito di questo ennesimo “strappo” verso un’istituzione che rappresenta i cittadini, Rotunno ha avanzato la proposta – accolta all’unanimità – di spostare la Commissione in Ospedale per costatare di persona il funzionamento dei servizi ambulatoriali e non, denunciando alle autorità eventuali mancanze”.
La Commissione Itinerante – La Commissione, accompagnata dal dott. D’Auria, ha passato in rassegna i vari ambulatori, da Chirurgia a Radiologia, dal Centro trasfusionale alla Struttura Complessa di Geriatria, interloquendo con i vari responsabili – quando presenti – su tutte le criticità che quotidianamente si devono affrontare e sulle possibili soluzioni. In attesa di fornirvi un resoconto dettagliato di quanto accaduto, pubblichiamo un contributo video in cui il Presidente Rotunno e il consigliere Pasquale Bonasora tracciano un bilancio complessivo.
Rotunno è chiaro: nessuna delle promesse è al momento stata onorata, anzi continua l’emorragia di personale infermieristico da Conversano a Monopoli. Un’unità per il mese di ottobre ed una per il mese di novembre vanno a rimpinguare le forze in capo al San Giacomo, mentre il nostro reparto di Geriatria continua ad essere sottodimensionato (16 anziché 20 posti) proprio per carenza di personale. E tra l’altro, convince poco la temporaneità del trasferimento, giacché temporanea – limitata al solo periodo estivo – era anche la chiusura dei reparti di Chirurgia e Ortopedia dello “Jaia”, ad oggi ancora fermi.
“Conversano è un serbatoio di Monopoli” – conclude il consigliere Pasquale Bonasora, rintracciando nel Dirigente Sanitario di Monopoli, Dott. Sansonetti, la responsabilità di “essere venuto meno all’impegno di predisporre tutti quegli atti che, senza il coinvolgimento della Direzione Generale, possono essere sufficienti per rendere migliori i servizi sul territorio, anche grazie all’Ospedale di Conversano”.
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Commenti
quando si parla di cose serie, alla tua età, è meglio zittire!
Ho un sospetto: non sarà mica il simpatico "banditore" cittadino del Centro Destra?
Quello beneficiato dal provvidenziale intervento di un noto avvocato e amministratore cittadino?
" ... solo quanto verrà reso operativo si potrà parlare.il dirigente medico di monopoli da quello che sò si muove dietro direttive della direzione generale,inoltre siete bravi ha sparlare su tutti ... "
ha ha ha ha
sò sò sò sò
e e e e
fà fà fà fà
(psycho killer, qu'est-ce que c'est?)
Al di là di quelle che possono essere le mie e le vostre personali convinzioni politiche su un tema che è sostanzialmente umano e serioso (con la salute non si scherza), vorrei cercare di entrare nella testa dei miei concittadini (politici e non) per fargli ripercorrere, finalmente, una sequenza a dir poco paradossale degli eventi che hanno stravolto la vita di tutti i cittadini e di tutta la città di Conversano. In seguito, forse, se tutti saremo capaci di essere prima di tutto cittadini (vedi la Francia, Tersigno ecc), potremo andare anche fuori della nostra città fino ad arrivare a Bari, alla Regione Puglia, della quale, hainoi, facciamo parte.
Soltanto due osservazioni, la prima provocatoria, la seconda reale:
E’ rilevante, prima di tutto, ricordare che il “Nostro Ospedale” è stato fondato con risorse di un privato cittadino, quel famoso Florenzo Jaia dal quale prese anche il nome. Ora, se l’ospedale è di nostra proprietà, e su questo nessuno può metterci il naso, possiamo benissimo tornare a gestircelo. Facciamo tornare le suore che per tantissimi anni lo hanno mantenuto attivo e lo facciamo diventare un ospedale “privato”.
Mi son preso la briga di andare in giro per il paese e per questa mia voglia di un “ritorno al passato” mi sono avvalso di interviste sul campo fatte ai “vecchi della domenica”, agli anziani giocatori di carte, a quelli all’ombra degli alberi, ai nonni seduti in fila sul marciapiede davanti alla società operaia e artigiana, alle anziane casalinghe che ramazzano il davanzale di un vicolo stretto o innaffiano le piante. Le domande sull’esistenza del vecchio ospedale del paese, che richiedevano una risposta alla loro memoria, talvolta impossibile o muta, talvolta pronta e dotta, al loro orgoglio di paesani, il più delle volte sorpresi, ma sempre gentili e consolatori per l’insistente mio interesse verso un loro ricordo, hanno avuto sempre un esito positivo, anche se il paragone con la presente situazione è assolutamente mortificante.