E’ stata piazza “XX settembre” di Conversano il suggestivo scenario in cui nella serata di giovedì 17 giugno si è svolta la manifestazione “1970 La rivolta di Conversano” organizzata dall’associazione “Demos”.
Attraverso le testimonianze dei protagonisti di questa sbalorditiva pagina di Storia conversanese – registrate e trasmesse tramite un maxischermo – e alcuni momenti di lettura, si sono ripercorse le vicende che quarant’anni fa segnarono la vita di alcuni nostri concittadini.
L’11 maggio 1970, infatti, in città fu compiuto l’Assalto all’episcopio. Questo evento fu la conseguenza della cacciata da parte del vescovo, monsignor Antonio D’Erchia, del giovane parroco del Carmine, don Vincenzo D’Aprile, con l’accusa di avere violato il codice canonico.
Don Vincenzo si guadagnò l’inimicizia del vescovo per la sua scelta di introdurre metodi innovativi nella vita parrocchiale. Metodi che presto coinvolsero parecchi fedeli “dell’allora popoloso e bisognoso quartiere del Carmine”. Tra le innovazioni, quella di non stabilire tariffari di alcun tipo per i fedeli fu davvero rivoluzionaria, inoltre le sue celebrazioni furono accompagnate da strumenti musicali diversi da quelli tradizionali. Secondo alcuni testimoni, la Fede di don Vincenzo era “pura” e indirizzata al sostegno dei più deboli e sfortunati.
Tuttavia il motivo principale della sua cacciata fu “la manifestazione del suo pensiero sul celibato dei preti”. L’intera vicenda si collocava in un contesto più ampio dei confini territoriali della nostra città, in quanto le idee nuove che in Italia (come nel resto del mondo) si facevano strada fra le generazioni più giovani, influenzarono di sicuro il Parroco, il quale ebbe il grande merito di tradurre queste idee in azioni concrete; anche se questo provocò un inevitabile scontro con la Chiesa.
Il significato profondo di questa manifestazione – alla quale hanno regalato un contributo musicale i Sound’s Messengers, coordinati dal M. Pinuccio Montanaro – a detta del presidente dell’associazione Demos, dott.ssa Angela Candela, consiste nel voler in qualche modo risvegliare la partecipazione attiva della popolazione conversanese che oggi sembra sopita.
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