“Affido all’attento lettore queste mie poesie, con la speranza, ma senza pretesa, che siano di suo gradimento, perché non vengono dalla sensibilità di un letterato, ma da una persona che per 45 anni ha vissuto prima da operaio edile ed in seguito da imprenditore artigiano, che ha avuto un padre padrone e che le uniche dolcezze ricevute sono state il diabete e questa vèrve”
In questa breve introduzione, è concentrato il senso del volume di Modesto Borrelli: “Diario di passioni sopite”. Un piccolo zibaldone, appunti di un viandante “sub iudice” come tutti noi, avvezzo a posare pietra su pietra, fino alla fine del lavoro. Note dialoganti, riflessioni in forma di poesia e “poesia in forma di rosa”. Senza decadere in apoteosi idilliche, la genuinità di questa plaquette sta proprio nella distanza dalla eburnea “sensibilità da letterato”, emaciata, incapace d’esser prensile e penetrare la trama del mondo. Borrelli – puro naif a disarmare ogni grimaldello ermeneutico – con la sua rima baciata che nulla pretende, racconta, condivide da caparbio aedo, i percorsi della propria esistenza. Accetta la sfida dello stare “dentro l’inferno” – per dirla con Calvino – al fine di capire cosa si possa salvare.
Il particolare diventa universale, il “cantuccio domestico” osservatorio privilegiato. Viatico d’affanni e improvvise gioie per scongiurare di reiterare l’errore: il padre “Adone e indifferente” che “solo in età avanzata, in occasione di un malanno della propria compagna di vita ha dimostrato di aver compreso il vero amore”, insegna – in eterogenesi di moti e fini – a “godere della vita”, “che va vissuta anche quando va in salita”. Epicureismo, pàthos-passione che si declina in continue dichiarazioni d’amore. Componimento odeporico alla Kavafis, che da Itaca, dopo il lungo pellegrinaggio, aspetta la ricchezza della consapevolezza, della coerenza: “Per me, come la vedo,/ è stato un lungo viaggio e, con sincerità,/ ci ho messo del coraggio;/ son stato un buon viandante”.
Eppure sempre d’inferno si tratta. Il fiero ‘midollo del leone’, pur non accettando d’esser soggiogato, a volte deve lasciarsi lacerare dalla smorfia del dolore, assenza per solitudine di silenzi: “L’unica mia strada va/ dove vanno i disperati/ una via pendente che ti porta subito all’arrivo/ dietro le grate”. È l’uomo che “somiglia alla morte” a prendere il sopravvento – la silhouette quasi pavesiana del contadino delle langhe, rannicchiato nella sua età mitica a pareggiare il reale: “Adesso io mi fermo, perché verrà l’estate,/ mi prenderò il mio sole e rimarrò stonato,/ poi ti racconto il resto, se mi sarò svegliato.” Tuttavia, per chi ha sempre affrontato tutto con mano ferma, non può esserci il solo crogiolo dell’agonia: incombe la rinascita del creato, il topos della primavera – non rilkiana “ferita”, bensì “risveglio della natura”, della bellezza quale unico talismano salvifico.
Per concludere, Borrelli – in una inedita poliedricità – riesce a toccare ogni corda e ogni genere: l’epigramma o l’imeneo, il canto civile o quello d’amore, la divertita satira o il ragionamento lungo; fino a sfiorare il poemetto in prosa quando si ritorna al luogo natio, con la mente sempre lucida a fotografare ciò che conta, a misurare i volti degli affetti.
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Commenti
1. La prego, si astenga dal darmi del poeta
2. se rileggerà il commento, noterà che la critica era al modo di trattare eventi culturali da parte della stampa locale (e non) che personalmente trovo abbastanza sciatto e manieristico (della serie così son bravi tutti anche Mollica ed Angelo Angelastro giù fino ad Enzo Quarto)
3. nonostante tutto questo dormo bene, l'assicuro; sempre che me lo permettano gli schiamazzi notturni (le ronde della sicurezza e della libertà in questo paese, che fine han fatto?)
4. declino senz'altro l'invito ad un incontro; giudichi lei se accogliere o meno i consigli dispensati o non curarsene (esattamente come faccio io con le pubblicazioni delle glorie del contando)
Con immutata stima (e si partiva da un livello basso)
la saluto
Saluti dal poeta paesano e manco di provincia...
(sento riecheggiare le cazzariate da redattore del Tg3Regione, che dice la sua sulla qualunque e su ogni manifestazione culturale).
Dispensiamogli piuttosto consigli (non richiesti):
con tutti i guai elencati (a proposito, si segnalano per caso calvizie, alitosi.... ?), non aggiunga pure l'essersi fatto raggirare dai finti editori che vanno alla ricerca di poeti velleitari con la scusa di premi e pubblicazioni (a proprie spese delle imprescindibili opere prime). Piuttosto meglio aprire un più modesto blog, e.g.: www.decubito.org