Un romanzo a quattro mani di F. Fiorentino e C. Mastelloni
Nella Sala Convegni del Castello Aragonese di Conversano l’Associazione Demos ha presentato Il Filo Del Male.
Romanzo scritto a quattro mani dal Prof. Francesco Fiorentino, ordinario di Letteratura Francese presso l’Università di Bari e conversanese di adozione e il Dott. Carlo Mastelloni, Procuratore della Repubblica aggiunto di Venezia.
Dopo una breve presentazione del giornalista e moderatore G. L. Rotunno e dell’Assessore alle Politiche Culturali Pasquale Sibilia, l’attenzione dei partecipanti è stata rivolta alla presentazione del lavoro letterario esposto dai presentatori.
“Espressione di una grande maestria e bellissimo libro noir – comincia il Dott. D. Amoruso, giornalista di Telenorba. La trama avvincente, offre un grande piacere alla lettura. È sicuramente un giallo originale, che sfugge dalla tentazione localistica, ma che si sviluppa nella città di Trieste, una città poco usuale per la letteratura, ma scenario sicuramente carico di politica, di vicende cittadine taciute e di intrighi malavitosi”.
IL MALE - Augusto, protagonista della vicenda e personaggio antieroe, indicato dal Dott. Amoruso come espressione del personaggio tipico dei grandi classici americani, si dipana in un’Italia appena uscita dalla guerra, ma che sembra portarsi dietro ancora le paure delle vicende belliche. In tutto questo, il male che si crede allontanato, dal quale si pensa di essersi liberati, è ancora radicato nella vita delle persone, nelle loro azioni e nelle vicende cittadine e nazionali.
Il male è la condizione dalla quale l’esistenza umana non può prescindere.
Alla Dott.ssa A. Candela, presidente dell’Associazione Demos, il ruolo di critica del romanzo. “Non ho reputato questo libro come un solito poliziesco o un classico giallo, - apre la Dott. Candela - anzi, ha poco o nulla del poliziesco. Tutta la vicenda si sviluppa nella contraddittoria città di Trieste, contraddittoria come lo stesso protagonista Augusto Trani”.
FINALE POCO RASSICURANTE - Il lettore è guidato a cercare la verità della vicenda, degli interrogativi del protagonista e della stessa città, ma “alla fine si chiede: e ora che succede? Restano punti interrogativi sul personaggio, sulla vicenda, sulla città triestina”. Lo stesso prof. Fiorentino risponde a questa osservazione affermando che “solitamente i finali dei libri gialli sono rassicuranti, ma nel nostro libro non è così. Terminata la vicenda, Augusto può tornare a casa, ma si respira la coscienza che la pace non può tornare. Lettori e personaggi respirano l’inconsapevolezza della vita. Non sappiamo se il filo del male sia stato spezzato o meno. Il finale è aperto”.
Il filo del male, come ha ancora osservato la Dott. Candela ha due dimensioni temporali. È un racconto che si sviluppa in cinque giorni, sullo stampo dei libretti teatrali di tipo classico, durante i quali il protagonista deve risolvere il caso. Si evince però, anche un lasso di tempo più lungo: quello dei 50 anni di vita dell’antieroe, che ritornano immancabilmente in ogni scena. “Ho individuato – afferma la Dott. Candela – anche un terzo spazio temporale. Quanta parte di oggi e del pensiero contemporaneo è presente nelle parole dei personaggi?”. “La tentazione dell’attualità – risponde il prof. Fiorentino – è sempre molto forte. Bisogna resisterle. Però posso affermare che le parole e i pensieri di alcuni personaggi, seppure particolari per quell’epoca, erano in realtà il frutto di sentimenti ben radicati nella cultura settentrionale, leghista e post- bellica”.
SCRIVERE A QUATTRO MANI - “Come si fa a scrivere a quattro mani?” - chiede un lettore in sala. “Ci conosciamo da tantissimi anni – inizia C. Mastelloni – abbiamo frequentato il ginnasio insieme, siamo amici e abbiamo grande stima l’uno dell’altro, ma ammetto che scrivere un romanzo assieme non è stato facile”. “Ci ha aiutato molto anche la distanza. In circa 1 anno e mezzo, - continua Fiorentino – ci siamo visti poco. Inoltre ci ha aiutato l’atteggiamento antagonistico che ci portava a criticare il lavoro dell’altro. Tutto questo è stato per noi importante. Non nego, inoltre, che la sua esperienza come procuratore, è stata fondamentale per gli interrogatori e i dettagli polizieschi”.
TRAMA: 1958, Trieste. In un condominio di lusso viene trovato il corpo straziato di una bambina. È la figlia del sindaco e l’inchiesta si intreccia con il conflitto per il potere in città. Nell’umido marzo triestino che resiste alla primavera, è inviato a risolvere il caso il tenente colonnello Augusto Trani che, rinnegando il padre ebreo e gerarca fascista, era partito da Trieste prima della guerra. Trani non è un investigatore, è un soldato. Dopo aver sperimentato l’orrore della guerra, deve confrontarsi con quello della pace. Il filo del male che sembrava potersi spezzare, si srotola ancora nelle stanze del potere. Rivela il legame che unisce le generazioni. Un poliziesco poco convenzionale che combina uno sfondo senza concessioni al pittoresco con un intreccio avvincente e visionario. Il racconto dell’inchiesta riserva sorprese continue. La verità sembra sfuggire anche dopo l’identificazione del colpevole: risolvere il caso della bambina infatti significherà decifrare il mistero della città.
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