DAL BACKSTAGE DELLA PASSIONE VIVENTE
È cominciato il conto alla rovescia per “Jesus Rex Judaeorum. La Passione Vivente”, annuale appuntamento che sembra attirare così tanto l’attenzione dei conversanesi e non. Per capire quale sia il percorso di preparazione che porta all’atto finale, abbiamo posto qualche domanda al regista Lucio Giordano.
Come si evita il rischio della ripetitività?
Cambiando scenografie, copione e attori. Sull’allestimento scenico gli interventi sono minimali, poiché il centro storico di Conversano offre di suo un’ottima ambientazione. Per il copione, ovviamente, il punto di riferimento deve sempre essere la Bibbia e, in questa edizione, ci stiamo rifacendo al Vangelo secondo Giovanni. Tuttavia il regista, di volta in volta, ha la possibilità di trovare chiavi interpretative che tendano a rendere più scorrevole il testo. Infine, ogni anno tutto il cast, dagli attori professionisti alle comparse, viene rinnovato, proprio per offrire al pubblico una diversa dinamica della messa in scena.
Quali le novità di questa edizione?
La novità più eclatante è la straordinaria scenografia che abbiamo predisposto dietro le croci. Si tratta di un pannello di circa 400 metri quadri raffigurante Gerusalemme, ricostruita attraverso gli scorci paesaggistici dei Sassi di Matera. In questo modo potremo isolare la scena culmine della Passione dalle interferenze della parte moderna del Largo della Corte, come ad esempio passaggi di auto e pullman. Inoltre, abbiamo acquistato nuovi costumi, che si aggiungono ai cento già in nostro possesso; nuove armi, in particolare daghe in acciaio fedelmente ricostruite, e utilizzeremo una biga nera, a differenza degli altri anni in cui se ne impiegava solo una bianca. Infine, una delle scene che, secondo me, susciterà scalpore è la flagellazione di Gesù. Non l’abbiamo mai realizzata nei nostri sedici anni di attività e siamo convinti non lascerà indifferente la gente.
Il dietro le quinte?
Per preparare questo lavoro servono quattro mesi: bisogna reclutare dalle quattrocento alle cinquecento comparse che s’integrano a circa dieci attori professionisti, provinati su centinaia di candidati. A ciò va aggiunta l’enorme quantità di maestranze che lavorano per la riuscita del progetto: dal capo elettricista allo scenografo, dal regista al macchinista. Le prove con gli attori professionisti durano all’incirca due mesi. La cosa positiva è che, in questo enorme set, si crea un’amicizia straordinaria che prosegue anche dopo la fine della rappresentazione.
Facendo nostro il pensiero di un lettore, non sarebbe il caso di valorizzare di più “la tradizione genuina dei riti della settimana santa, soprattutto la processione dei misteri e il miserere”?
Che ben vengano queste rappresentazioni se fatte bene, se non s’insiste eccessivamente sulla spettacolarizzazione. La nostra Passione Vivente può dare l’impressione di essere un set cinematografico, tuttavia non trascuriamo mai la Bibbia: non ci inventiamo la storia di Gesù per poi portarla in giro per le piazze. Al contrario, abbiamo un consulente religioso, padre Mimmo Fiorentino, che ci offre validi suggerimenti per una corretta esegesi. Alla fine, questa iniziativa è un modo come un altro per evangelizzare la gente. Mentre la statua non racconta nulla, se non a chi conosce il Vangelo, noi proponiamo una processione “dal vivo” che ricostruisce, avvalendosi anche dei mezzi linguistici dell’epoca, quello che è accaduto. È un racconto delle ultime dodici ore del Cristo che permette, in uno studiato percorso di drammatizzazione, di rivivere quelle emozioni.
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(si faceva alle elementari una volta)