Il Nabucco è l'opera più famosa e risorgimentale di Giuseppe Verdi. Replicata 72 volte in nove mesi nel 1842 alla Scala di Milano, non veniva diretta in Puglia da oltre vent'anni. E' toccato a Conversano riaprirne il sipario e l'interesse.
Per l'occasione le mura medievali del Castello e tutto Corso Domenico Morea, ieri 10 agosto, si sono trasformate, grazie alla regia di Luigi Travaglio, nello scenario della Gerusalemme sconfitta e impaurita dai Babilonesi.
E dopo l'Inno Italiano, cantato effettivamente da poche persone del pubblico, un lungo intro della Grande Orchestra di Fiati Ligonzo, diretta da Angelo Schirinzi, segna l'inizio dello spettacolo.
Le parti più importanti dell'opera vengono affidate ai cori, come quello iniziale degli ebrei che rappresentava, allora, una similitudine della condizione politica italiana; condizione non tanto lontana da quella odierna.
Il resto dell'opera è incentrata sulla figura di Nabucco (Gianfranco Cappelluti), deciso a distruggere il regno di Giuda, e Abigaille (Luisella De Pietro), presunta figlia del re babilonese, ferma nel desiderio di impossessarsi della corona di Fenena (Tina D'Alessandro), vera figlia di Nabucco, convertita all'ebraismo e protetta dal giovane Ismaele (Leonardo Gramegna), amato anche da Abigaille, la quale, alla fine del secondo atto, si impadronisce della corona.
Nabucco, spodestato, si preoccupa per le sorti di sua figlia, Fenena, e chiede ad Abigaille un gesto di pietà che non viene ascoltato. Intanto sull'Eufrate gli ebrei intonano Va' Pensiero, incitati da Zaccaria (Dante Murro) a non disperare.
Nabucco, intanto, prega il suo Dio per la salvezza di Fenena, tenuta in catene, e in risposta arriva il fedele Abdallo (Giuseppe Montanaro) che gli restituisce la spada, offrendogli l'opportunità per riconquistare il suo trono.
Fenena ormai prega e si prepara alla morte, ma, subito, arriva Nabucco e distrugge la statua di Belo, concedendo la libertà agli ebrei e ordinandogli di costruire una statua per il suo grande Dio, mentre, Abigaille invoca il perdono di Dio e degli uomini, prima di cadere esanime in terra.
Ormai è da quattro anni che Bandalarga porta in scena la grande Opera con devoto impegno, qualche volta disturbato dal vento, di tutta la giornata di ieri, che ormai sembra imprescindibile dai concerti dell'orchestra nostrana.
Una lunga serata, infine, durata circa quattro ore per problemi logistici di scenografie, all'insegna della grande musica e del grande amore che Verdi aveva per la sua Italia, oggi martoriata da chi la governa, tra scandali e malaffare.
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Commenti
Maestro per l'anno venturo un pensierino all'Andrea Chenier?
anche all'arena di Verona, tra un atto e l'altro, si aspetta del tempo per il cambio dei costumi e delle scenografie.
inoltre, l'aver editato il libretto con i testi del nabucco, ha reso l'evento ancor bello e seguibile.
4 ore? doveva essere interrotta a mezzanotte come fanno con le cover-band [...]