“Siamo qui perché non è vero che non esiste un partner per la pace, qui per dimostrare che esiste qualcuno con cui parlare, perché l’obiettivo non è perdonare, dimenticare … ma solo cominciare a stare insieme” passo emblematico tratto dall’intervista di Francesca Borri a Nurit Peled-Elhanan e Bassam Aramin, una donna israeliana ed un uomo palestinese accomunati dal dolore per la perdita delle loro figlie, nel conflitto tra Israele e Palestina, contenuta nel libro “Qualcuno con cui parlare: Israeliani e Palestinesi, dalla quale trae il titolo.
Presentato venerdì 13 maggio alle ore 19.00 nel chiostro di San Giuseppe a Conversano, attuale sede della Biblioteca Comunale, il volume apre la rassegna culturale (in programma dal 30 giugno al 3 luglio 2011) Caratteri Mobili – Festival Internazionale del Giornalismo, promossa dall’associazione culturale Demos, dal titolo “I sud del Mondo-Le frontiere del giornalismo d’inchiesta”.
La giovane scrittrice Francesca Borri, giornalista free lance per il sito Peace Reporter, è dedita, ormai da anni, ad una forma di giornalismo mirato, fuori dagli schemi, fatto di inchieste personali e di interviste profonde, figlio di una concezione poliedrica del potere stesso della parola, cultore del senso più radicato della comunicazione ed alla ricerca di verità, talvolta scomode ed invise.
Ad aprire il dibattito sono i ringraziamenti dell’assessore alle politiche culturali Pasquale Sibilia, entusiasta per la ricchezza di eventi di natura culturale in previsione per il periodo estivo, e della Presidente dell’Associazione culturale Demos, Angela Candela, che definisce il libro “un accostamento di una serie di interviste, fatte, in parte a gente comune ed in parte a personalità di spicco, la cui bellezza sta nell’ intervento minimo dell’autrice, nella ricerca dell’analogia nelle voci, nelle vite, nei pensieri e nei desideri di palestinesi ed israeliani e nell’identificazione del filo conduttore con la ricerca di normalità ed il bisogno di libertà dalla militarizzazione esasperata”.
Il prof. Franco Cassano, infatti, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, punta sulla esegesi del titolo, definendolo” non casuale”. “In genere – afferma – si sottolinea una esigenza. La situazione della Palestina, in generale, e di Gaza, nel particolare, è tale da produrre un effetto sulle coscienze, sui comportamenti, che rende molto difficile parlare, perché si vive una situazione di repressione. L’occupazione è un male che produce in sé altri mali, quali la non-comunicazione. Il pregio di questo libro è di non percorrere territori già battuti. Nell’assemblaggio di interviste c’è una varietà di opinioni e di risposte che rompe l’abissale mancanza di informazione e l’immagine monolitica, figlia della guerra”.
Nabil Salameh, giornalista e cantante palestinese, voce pacifista dei Radiodervish, scorge, infatti, già nel titolo del libro, il primo interrogativo fondamentale : “Abbiamo mai parlato con le persone giuste?”, ricordando e sottolineando il bisogno di una lettura comune e quanto mai attinente dei fatti, il cui interesse sia l’informazione veritiera e pedissequamente attinente alla realtà, non avulsa dai contesti e per nulla faziosa.
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Commenti
Sfogare i propri umori (spesso rancori e frustrazioni) piuttosto che costruire un dibattito.
Ma d'altra parte è lo stile del Sud.
Grazie per il suo contributo.