Lunedì 18 aprile, nella chiesa di S. Benedetto, si è tenuto un concerto di musica seicentesca, compreso nella densa lista di eventi del calendario della Settimana Santa, organizzato dalla Pro Loco e patrocinato dalla Curia della Diocesi Conversano- Monopoli, dalla Basilica Cattedrale e dall’Archivio Diocesano di Conversano.
Negli ultimi quattro anni la città di Conversano, consapevole del rinomato passato bandistico che la caratterizza, ha avuto modo di conoscere i propri capolavori di musica sacra attraverso una serie di pubblicazioni dei giovani Claudio Ermogene Del Medico e Donatello D’Attoma, organisti conversanesi, i quali si sono occupati dello studio dei manoscritti musicali, ora conservati nell’Archivio Diocesano.
Dovendo scegliere fra le composizioni di autori autoctoni scritte in occasione del periodo santo, in questa circostanza si è optato per l’esecuzione dei 27 Responsori in canto fratto (particolare genere musicale che, pur adottando un sistema di scrittura simile al canto gregoriano con note quadrate, possiede la ricchezza della musica polifonica), opera di un Anonimo del XVII secolo che li realizzò per
In segno di penitenza non si adoperava l’organo, metafora sonora di felicità, ma si ricorreva ad un violoncello che suggeriva ai cantori la prima nota da intonare. Il suggestivo momento di preghiera comunitaria era scandito dal progressivo spegnimento di quindici ceri sostenuti dalla saettìa, particolarissimo candelabro in foggia triangolare che simboleggiava le tre Marie e gli apostoli che abbandonano Gesù, di cui un esemplare originale è stato mostrato al pubblico presente.
Protagonisti della serata sono stati la violoncellista Madia Biasi, il basso Giuseppe Fieno e i tenori Vitalberto Azzariti e Mario Passaquindici, i quali hanno eseguito quasi integralmente i 27 Responsori.
Chissà che, riportando in vita antiche testimonianze di cultura locale, non si riesca a squarciare anche quel velo d’oblio che riveste l’interesse per le nostre tradizioni, considerate molto spesso antiquati retaggi di un oscuro passato. E poi, sarebbe curioso constatare l’effetto di un eventuale connubio di questi canti con la “conversanese” Passione Vivente.
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