“Pensavo è bello dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra”. Parlava così Fabrizio De Andrè, ma ieri sera oltre le dita, magiche, di Danilo Rea, c’era un pianoforte.
Ha suonato sotto la torre decagonale, con l’eleganza che lo contraddistingue, uno dei più importanti pianisti jazz italiani. La performance di Rea si inseriva all’interno del festival “Sulla via del jazz”, giunto alla sua diciassettesima edizione, organizzato dall’associazione culturale “Insolisuoni”.
Un intero spettacolo dedicato al cantautore italiano scomparso nel 1999, che presto diventerà un album. Danilo Rea può vantare collaborazioni con i maggiori nomi della musica italiana quali Mina, Baglioni, Cocciante, Zero, Celentano e tanti altri. Un pianista raffinatissimo che sposa il jazz sin da giovanissimo, debuttando nel 1975, a soli diciotto anni, con il Trio Di Roma. Il suo primo album “Introverso” esce nel 2007.
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Commenti
Citazione:
che non andava fatto?
Altra faccenda sono gli arrangiamenti, ma qui bisogna essere tecnici e magari aver suonato un po' di jazz per parlarne con competenza.
Altrimenti, se andiamo sul de gustibus, son titolati tutti (ad esempio a me per lo più son piaciute le variazioni suonate ieri).
Mi sembra sbagliato confrontare gli arrangiamenti dei temi con le canzoni: per quelle cose ci sono le cover band et similia.
D'altronde De Andrè non mi risulta essere stato un mostro di originalità nella composizione della musica tanto quanto in quella dei testi: le musiche più note sono basate su temi popolareschi (anche risalenti al medioevo), cover di canzoni francesi (Brassens, etc.) e, per le ultime, opera di Mauro Pagani
www.youtube.com/watch?v=l4Q7urIVYAE