L’amianto era mortale. E loro lo sapevano. E sono stati condannati per questo. Il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 64 anni, e il barone belga Louis de Cartier, 91, i due vertici aziendali imputati nel processo Eternit a Torino, dovranno scontare 16 anni di reclusione per aver provocato la morte di 2.191 persone in quassi sessant’anni di attività. Non solo degli operai che hanno respirato per tutta la vita polvere di asbesto, ma anche delle loro mogli, che lavavano le loro tute, e dei loro figli, che con loro vivevano. E sono proprio questi ultimi, oggi cinquantenni, ad aver vendicato i loro genitori avviando un processo che oggi ha finalmente vissuto con successo il suo primo verdetto.
Ci sarà l’appello, poi la Cassazione, ma intanto quei morti hanno avuto una giustizia che la vita intera ha negato loro. Perché l’eternit non ti ammazza di colpo, dall’oggi al domani, ma ti sfinisce, ti logora, ti pugnala lentamente. Le sue particelle sembrano piccoli aghi conficcati nei polmoni e il mesotelioma pleurico che provocano ti spegne lentamente tra dolori lancinanti e atroci sofferenze.
Non è stata solo una loro vittoria, ma anche di tutti noi. Noi meridionali che abbiamo dato a quelle industrie del Nord, intesa come Italia ed Europa, la manodopera, il lavoro di migliaia di persone che al Sud non avevano speranze e che sognavano di trovare un posto migliore per sé e per i propri figli.
Noi che abbiamo rivestito di amianto le nostre case, i nostri uffici, le nostre scuole, le nostre condotte dell’acqua e che potremmo pagare un prezzo alto in termini fisici nei prossimi anni.
Noi italiani che, almeno per una volta, abbiamo insegnato al mondo che esiste anche una giustizia terrena per gli operai, da sempre costretti a lavorare senza regole adeguate alla propria salute in nome dei profitti. Che si possono fronteggiare anche le multinazionali multimiliardarie.
E adesso Francia, Belgio, Germania, Svizzera, Stati Uniti, attendono i loro verdetti. Perché in questi paesi c’è ancora chi l’amianto lo lavora, lo produce, lo utilizza. E lo respira...
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