In merito alla questione della nascitura “Fondazione Martino”, ci ha risposto l’Assessore ai Lavori Pubblici.
L’architetto Antonio Bugna, vicesindaco di Conversano, precisa che: “Il P.A.I. (Piano di bacino stralcio per l’Assetto Idrogeologico) ha già espresso il suo parere in merito a quella che, erroneamente, si continua a chiamare dolina: l’area può essere destinata a “fine di edificazione”, senza nessuna particolare pericolosità di inondazione. L’unico appunto, mosso dall’Autorità di Bacino, era di porre particolare cura al deflusso delle acque piovane”.
A riguardo, come segnalavamo, nel tempo si sono posti in essere interventi atti ad impedire il riempimento della dolina. A suo avviso, si può parlare di una scelta strategica per avvalorare l’edificabilità della zona?
“In tutti gli anni passati, era possibile intervenire per elaborare uno sviluppo equilibrato di Conversano e di quella zona nello specifico: non c’era il patto di stabilità che bloccava e vincolava i vari investimenti, tanto nel personale quanto nell’effettiva messa in atto delle varianti del P.U.G. (Piano Urbanistico Generale). Perché non si è proceduto? Ora sembra che, arrivati noi, d’imperio dobbiamo risolvere tutti i problemi: non accetto moralismi o scrupoli ambientalisti da chi ora siede nei banchi dell’opposizione, ma fino a due anni fa’ si è lasciato sfuggire una serie d’occasioni per migliorare la città”.
Essendo una Fondazione, le spese di assestamento idrogeologico spettano all’amministrazione?
“In base agli accordi presi, il Comune affronterà solo le spese di urbanizzazione primaria, come da prassi; tutto il resto sarà a carico del privato”.
Non si rischia di continuare ad accumulare cemento in una zona, che pur non essendo ufficialmente protetta dai vincoli paesaggistici, sarebbe comunque un sito da tutelare o destinare a verde?
“Infatti, stiamo portando avanti una contrattazione che concentrerebbe la costruzione della fondazione in un unico rettangolo, adibendo la restante area a verde pubblico. Speriamo nella collaborazione della parte privata”.
Sembra ormai evidente l’inadeguatezza del Piano Regolatore – in vigore dagli anni ’80 – di fronte alle reali esigenze della città. Come mai si è tardato nell’elaborare un nuovo e più congruo modello di sviluppo urbanistico?
“Questa domanda dovrebbe essere fatta a tutte le amministrazioni, succedutesi dal 1992 in poi, le quali iniziarono a porsi il problema della redazione di un nuovo Piano Regolatore senza, alla fine, produrre alcun risultato utile. Noi, al contrario, con un atto di deliberazione di giunta, abbiamo incaricato i progettisti di realizzare il nuovo P.U.G. entro e non oltre i 580 giorni, con un preciso cronoprogramma”.
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