
Il 2011 è l’anno in cui cala il tasso di occupazione ed aumenta quello di disoccupazione di circa il 30%, raggiungendo il top dal 2004! Le statistiche registrano un aumento della disoccupazione femminile e una flessione di quella maschile, con una crescita minima che sfiora lo 0,2 % su base annua. Riferendosi ai giovani, alcune statistiche, parlano di 16 disoccupati su 100 in tutta la penisola e 25 su 100 nel centro e sud Italia.
Complice di questi dati è soprattutto la grande crisi economico-finanziaria di questi ultimi anni, che avrebbe fatto sparire 900mila posti di lavoro; ma colpevole è certamente anche la cattiva gestione territoriale del governo uscente.
Italia, quindi, la peggiore in tutta Europa! Ma cosa ne pensano i ragazzi conversanesi, che in questo momento senza futuro stanno passando i loro anni più belli?
Rispondendo alla domanda se lavorano a nero o con un regolare contratto, la maggior parte di loro ha fatto intendere di lavorare a nero, soprattutto per prestazioni che contano periodi di tempo molto brevi. Quindi, a rigor di logica, la soluzione sarebbe investire su agenzie (esistenti all’estero) che tutelino lavori come baby-sitter, badante, collaboratore domestico, cameriere e commesso, che sono più a rischio nero e meno controllati.
I giovani sono più disoccupati, a detta loro, perché l’età lavorativa è andata alzandosi a causa della richiesta sempre più elevata, da parte di aziende e settori, di competenze e di lavoro qualificato. Ma la disoccupazione, in generale, dipende dalla crisi economica, dalle cattive politiche economiche, dalla paura di investire sui giovani e talvolta anche dalla scarsa voglia di continuare gli studi o di spostarsi in altri luoghi.
Il Nord, in altri casi, viene visto come il luogo dove l’università e più organizzata o dove è più facile trovare un’occupazione, ma è anche il luogo che conta la maggior parte di lavoratori e menti del sud Italia, che, forse egoisticamente, fuggono altrove, impoverendo quelle che potrebbero essere le potenzialità del Meridione.
Potrebbe essere la green-economy un’altra soluzione? Qualcuno risponde positivamente, ricordando che intanto, oltre che a salvare l’economia, bisognerebbe salvare anche il nostro pianeta, magari investendo e lavorando sulla bioarchitettura, sull’agricoltura biodinamica e sulla fabbricazione di oggetti bio-sostenibili. Altri invece puntano sulla fantasia nell’inventarsi un’occupazione, sull’incremento globale del lavoro di qualsiasi settore e anche nel cambiamento generazionale e in un favoreggiamento di quegl’ideali che sono sempre più lontani dal latrocinio e dall’arricchimento di pochi.
Una situazione ben complicata, che cambierà rotta, a detta di molti economisti, nel 2013. La speranza è l’ultima a morire!
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