
Forma di comunicazione a pagamento che serve a influenzare in modo sistematico e martellante le abitudini e la mentalità dei singoli individui, per accrescere smisuratamente i guadagni di operatori economici, aziende e mercati: ovvero la pubblicità!
Parlando di propaganda, la pubblicità ha origini antichissime, infatti a Pompei sono ancora leggibili, su alcuni muri, le iscrizioni propagandistiche per votazioni elettorali; con l’invenzione della stampa, poi, questo fenomeno è andato incrementandosi, ma è diventato legge con la prima rivoluzione industriale, coinvolgendo artisti, disegnatori, registi e attori.
La pubblicità può essere considerata arte, ma a certi livelli, e non certo ai livelli con cui la usa Conversano, da qualche tempo a questa parte: grandi striscioni di concessionari appesi sulle mura del castello, con alcune auto esposte attorno; enormi cartelloni pubblicitari che ricoprono la Cattedrale, la cui apertura viene rinviata mese dopo mese (e passano gli anni); un lungo totem per pubblicizzare, proprio in questi giorni, non solo la sagra del Novello, ma anche un supermercato, e innumerevoli gazebi di locali nostrani, che indubbiamente deturpano la bellezza del centro storico.
Ma tutto questo non è pensiero di una singola persona, ma di un intero gruppo conversanese: RivogliAmo Conversano (http://www.facebook.com/#!/groups/180313862033091/), che incentiva le discussioni sulla Conversano “diversa” che tutti vorremmo.
Alcuni partecipanti a questo gruppo, infatti, si lamentarono, questa estate, durante L’Insediamento delle Consulte , per portare alla luce il modo sbagliato, in cui, secondo loro, e secondo molte persone, Conversano “sfrutta” le sue risorse. Le lamentele non hanno avuto seguito, anche perché non esistono regolamenti chiari, tanto è che la sagra di questi giorni è un pullulare di pubblicità, certamente inutile.
L’idea del gruppo, appunto, è quella di sottolineare che se Conversano vuole sfruttare il fattore “turismo” dovrebbe farlo in un altro modo per emergere e portare alla città guadagni duraturi. Il modo è la cultura. La bellezza. La storia, che Conversano possiede. Sfruttare quello che ha lasciato il passato, per godere del futuro. Ma tutto questo non si può fare con le chiese chiuse, con i musei che fino a qualche tempo fa erano inagibili (e che ora mancano delle informazioni base per il turista come didascalie e foglietti illustrativi), e con l’idea che per guadagnare serve aprire migliaia di locali dove poter mangiare e bere.
Probabilmente, infine, per accontentare certi turisti basterebbe aprire un negozio di souvenir con i castelli a calamita, ma l’abitudine al bello ( tenuto bene) non è cosa difficoltosa, ma servirebbe lavoro e buon gusto… anche e soprattutto a Conversano.
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