Il secondo piano del Castello ha offerto, mercoledì 1 giugno alle ore 11.30, la location per una disamina analitica, sul prodotto cerasicolo del Sud est barese, di eminenti relatori. Il convegno, promosso dalla rivista specializzata “L’informatore agrario”, ha visto l’avvicendarsi, in un dibattito tecnico-pratico, di specialisti del settore, pronti a fornire le loro competenze per una maggiore valorizzazione del prodotto, alla presenza del sindaco Giuseppe Lovascio, dell’assessore all’agricoltura Giuseppe Locorotondo e dell’assessore provinciale alle attività produttive, il prof. Onofrio Resta.
Il prof. Roberto De Donno, docente di marketing, mira subito all’identificazione dell’obiettivo: creare una filiera. “Il ruolo delle istituzioni e delle amministrazioni - spiega - è quello di aiutare a comunicare la filiera e ad innamorarsi del territorio. Bisogna far sedere insieme gli esperti del settore, i ristoratori, i produttori, i fruttivendoli, i consumatori, la grande distribuzione e creare un sistema. La creatività sta nel chiedersi come si può esprimere al meglio la ciliegia. Bisogna ricercarne l’identità e farlo non come singoli ma all’interno di un sistema. Bisogna attuare un piano strategico. Non dobbiamo avere fretta. Non dobbiamo disperdere denaro. Bisogna creare una massa critica. Bisogna fare sistema”.
A rafforzare questa tesi giunge l’opinione del dott. Giuseppe Lamacchia, responsabile dell’Ice ( Istituto Nazionale per il Commercio Estero) di Bari, che ricorda l’importanza della promozione di iniziative svolte a sviluppare le aziende per farne beneficiare i loro portafogli clienti. “Il prodotto ciliegia- afferma- è un fenomeno legato all’export che, per accrescere a livello economico il territorio, deve far fronte alle variazioni del clima ed alla presenza dei competitors ed in virtù di ciò, necessita di strategie mirate per far fronte alla concorrenza straniera”.
L’invito è, dunque, a far promozione, a sviluppare iniziative concordate, a migliorare la visibilità del prodotto, a valutarne accuratamente la tracciabilità e a riconsiderare esperienze di sistemi collaborativi.
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Commenti
e i modenesi si consorziano, intanto...
Durante il convegno sono stati portati esempi concreti, non parole o chiacchiere, di come importanti realtà italiane hanno tradotto in termini di marketing territoriale le loro ricchezze eno-gastronomiche e i loro territori. Alla base di tutto ci deve essere un progetto culturale, che sia però CONDIVISO dagli attori del territorio.
ed io intanto per potermi aggiornare devo andare a Vignola dove fanno un convegno sulla cerasicoltura quando invece a Bari( provincia principale produttrice di ciliege in Italia) l'università dorme su sette cuscini!!! Ma quando ci svegliamo?
Creerebbe cooperazioni tra gli stakeholders pubblici e privati che si muovono e collaborano per raggiungere un obiettivo comune. La crescita dell'indotto turistico, e ad altri coinvolgimenti che incentiverebbero l'appeal e il valore delle realtà interessate.
Risulterebbe necessario un brand ombrello che rappresenterà tutte le istituzioni pubbliche, fino al bracciante, raccoglitore di ciliege, che punterà ad un importante esercizio di comunicazione e di capacità di fare network tra le istituzioni con la conseguente crescita di tutto il territorio. Il tempo è tiranno, ma sono d'accordo di muoversi in tempi rapidi, e iniziare a curare alcune attività di pianificazione in modo che nei prossimi anni si continuerà a coltivare, con passione e determinazione, l'idea non più come una sola identità ma come un sistema aperto.
qua state ancora fermi a Resta....