“Abbiamo ritenuto importante accertare lo stato di salute dell’intero ecosistema dei laghi che, insieme alla Gravina di Monsignore, costituiscono la nostra Riserva Naturale, attraverso l’analisi delle acque presenti nelle depressioni e nelle cisterne”. Questo il commento del presidente di Legambiente Conversano, Giuseppe Cacciapaglia, che giovedì mattina, con l’ausilio del Laboratorio mobile di Idrogeologia dell’Università di Bari, ha perlustrato alcuni dei dieci laghi conversanesi.
Il dott. Pietro Pagliarulo – ricercatore presso il dipartimento di geologia e geofisica – insieme alla dott.ssa Livia Zuffiano, ha svolto per tutta la giornata una serie di rilevazioni idrogeochimiche, ossia sulla composizione chimica delle acque superficiali. “I parametri che abbiamo rilevato in loco – spiega Pagliarulo – sono conducibilità, temperatura, livello del PH, ossigeno disciolto e il potenziale di ossidoriduzione. Inoltre, abbiamo monitorato la concentrazione di quattro sostanze (ammoniaca, nitriti, nitrati e fosforo), indicative di un’eventuale contaminazione. È importante precisare che si tratta di indagini preliminari, le quali ci hanno restituito un quadro generale dell’ambiente naturale esaminato; ora approfondiremo il tutto con più dettagliati esami laboratoriali”.
Nell’attesa di apprendere l’esito di questo screening, un primo dato certo possiamo già divulgarlo: all’interno di alcune cisterne del Lago di Sassano è stata rintracciata una pellicola di olio. Il dato preoccupa poiché ci viene spiegato che ogni forma di vita, che tenti di svilupparsi sotto quella patina oleosa, è seriamente danneggiata, giacché è inibito il naturale ed indispensabile scambio gassoso con l’atmosfera.
Sembra potersi escludere la natura dolosa, l’ipotesi più attendibile è il ruscellamento delle acque provenienti dalla zona urbana circostante: in caso di precipitazioni, le acque meteoriche defluiscono verso il Lago raccogliendo impurità e sostanze chimiche presenti sull’asfalto, tra queste anche l’olio disperso dai veicoli motorizzati. Piccole quantità che, tuttavia, arrivano con il tempo ad un livello di concentrazione apprezzabile, com’è testimoniato dalle immagini raccolte.
“Questo – chiosa Cacciapaglia – conferma l’importanza della proposta, più volte avanzata dal nostro Circolo e sancita dalla legge, di installare vasche di disoleazione capaci di filtrare i primi 5-10 millimetri di acqua piovana, separando e trattenendo le molecole di olio”.
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