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Ieri mattina, presso la Prefettura di Bari, anche Legambiente Puglia, rappresentata dal presidente regionale Francesco Tarantini, è stata ascoltata dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti.
Dai dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, riassunti nell’ultimo rapporto “Ecomafia 2010”, emerge che la Puglia nella classifica generale dell’illegalità ambientale si colloca al quarto posto.
Tuttavia, Tarantini precisa che il crescente numero dei sequestri conferma “la risposta sempre più efficace alle aggressioni ambientali data dalle forze dell’ordine e dalla magistratura contro chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio. A questo si aggiunge che la Puglia è l’unica regione in Italia che ha promosso un accordo di programma finalizzato a creare una sinergia fra le forze dell’ordine, ARPA e CNR per rafforzare e potenziare l’attività di controllo e monitoraggio del territorio attraverso mezzi tecnologicamente avanzati per contrastare la criminalità ambientale”.
Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti, invece, la Puglia mantiene saldamente il secondo posto con 735 infrazioni accertate (di cui 274 nella provincia di Bari). A conferma del dato, valgano le 30 inchieste – istruite dal 2002 al 2010 – contro attività organizzate per traffico illecito dei rifiuti e discariche abusive.
E facendo il punto sulla gestione dei rifiuti, Tarantini dichiara che “in Puglia, specie nei capoluoghi di provincia la raccolta differenziata è ancora ferma a percentuali troppo basse. A questo si aggiunge la scarsa incisività del sistema delle ATO e il fatto che nessun Piano d’Ambito ha completato l’iter di approvazione”.
Infine, dal dossier di Legambiente, la Puglia riveste un ruolo strategico anche per il traffico interregionale e internazione di rifiuti. Solamente nel 2009 sono state intercettate 13 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi diretti principalmente in Cina, Vietnam, Egitto (e altri paesi africani) e Indonesia, dove vengono illegalmente lavorati e riconsegnati in Europa sotto forma di prodotti finiti.

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