Parlate con le vecchiette
Con chi si confrontano gli ambientalisti?
Hanno mai parlato con le vecchiette? Con chi è costretto, bastone in una mano e secchi del riciclabile nell'altra, a fare più di una volta le scale a piedi, passi incerti e pericolo di cadere ad ogni scalino, per portare le materie prime nelle mani di quei privati e statali che poi useranno queste risorse per farne il comodo che vogliono. Per dissiparle il più delle volte in modo inetto.
Riciclare è pratica più che giusta, tutti noi che viviamo nella natura lo sappiamo bene. Mai abbiamo buttato via o male utilizzato la "monnezza". L'abbiamo anzi sempre usata per scopi minori ed a volte perfino di primario valore. Per noi è sempre stata ed è una ricchezza. Ed ora invece ce la prendono senza darci nulla in cambio, anzi costringendoci, quasi con le armi in pugno, a fare ciò che non compete noi.
Della raccolta differenziata non si può fare carico il cittadino. La gestione corretta delle risorse va fatta innanzitutto a monte, evitando di mettere in commercio materiale di difficile gestione. Ed il resto, finalizzato al recupero, va fatto dagli addetti. Invece gli ambientalisti, coi loro interessati accoliti, tanto le imprese private quanto gli statali, impongono ai cittadini di fare ciò cui loro stessi non provvedono. Pena salate sanzioni. In questo modo essendosi assicurati la più ampia mano d'opera gratuita che la storia ricordi dopo la schiavitù!
Parlate con le vecchiette e vedrete che vi diranno. Vedrete quante ve ne diranno.
Ultimamente ambientalisti, privati e statali sono giunti ad infrangere la sfera personale (e nulla garantiscono quegli statali che pretendono, ben pagati, di farsi garanti della privacy) andando a frugare nelle immondizie della gente per scovare/identificare/criminalizzare chi non rispetta la raccolta differenziata e punirlo. Questa deve invece essere fatta nei modi opportuni e da chi di dovere. Noi semplici cittadini non possiamo farci carico delle incapacità/incongruenze altrui.
Fuori gli autoritari e prepotenti statali, quelli che pensano solo a controllare e reprimere errori che sono innanzitutto i loro. Fuori gli ambientalisti che sposano un modo d'essere antidemocratico ed impositivo della società, che fa pagare sempre ai più deboli un sistema che va cambiato alla radice ma che né gli ambientalisti, tantomeno gli statali e men che meno i baroni universitari si premurano di cambiare.
Ambientalisti: vergognatevi per questo impegno a senso unico, per l'ambientalismo che sposate acriticamente, a prezzo di quel po' di democrazia che ancora c'è concessa. Per una ristrettezza di vedute che distrugge più che costruire. Davvero volete un mondo che funzioni? Bene, alzatevi in piedi ed esprimete anche voi a voce alta il desiderio di una Funzione Pubblica democraticamente aperta al contributo di ogni cittadino.
Poi sì che tutto comincerà a filare liscio.
Per una inclusiva, partecipativa società democratica: http://Equo-Impiego-Pubblico-a-Rotazione.hyperlinker.org
Danilo D'Antonio
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Commenti
Mi pare che tutto ciò che viene denunciato possa essere risolto con un bell'aumento della Tarsu che consenta di pagare gli incentivi a chi collabora alla differenziata e l'assistenza agli anziani.
Quanto alla privacy, vi rimando a report di ieri 14.11.2010
bit.ly/bdwMEm
Gli esiti della discussione no. Se c'è una cosa pericolosa è deresponsabilizzare e allontanare un cittadino dal suo impatto sociale.
Sono d'accordissimo sul fatto che l'origine del problema sia a monte.
Ma è utopistico credere che i soli organi di controllo possano alterare un sistema. La vera forza motrice del sistema economico è il consumatore finale; ne segue che solo un consumo responsabile può aiutare (o costringere) l'economia a cambiare rotta.
E se ciò deve passare dai piccoli sacrifici quotidiani di tutti (ognuno con le sue, seppur misere, forze), così dev'essere fino ad una formula nuova.
Oltre ad essere l'unico modo efficace per agire in prima persona, aiuta a tenere il contatto con la realtà (qualcosa di molto fumoso in quest'epoca di coscienza televisiva). Un contatto che aiuta la coscienza del problema ad espandersi verso orizzonti che altrimenti si sarebbero ignorati.
C'è puzza di arrendevolezza reazionaria in queste parole. Il miglior humus per le paure trasversali latrici di staticità.