Ritorniamo a parlare di raccolta separata. Questa volta ci siamo spostati nella zona annonaria, volendo verificare se nel mercato ortofrutticolo si attuassero pratiche più virtuose di quelle del mercato rionale.
La prima cosa che notiamo è che verso le 13.10 lo “scarrabile” – deputato a raccogliere gli scarti della frazione umida – è già stato ritirato, eppure le attività dei grossisti proseguono in tutta tranquillità: si continua a selezionare la frutta e la verdura non vendibile il giorno dopo.
Il risultato è che, in primis, si getta tutto nel contenitore d’emergenza, sito all’interno della struttura mercantile, dove – per inciso – ogni frazione merceologica è ben rappresentata. Colmato quel contenitore, e i piccoli bidoni neri, inizia l’assalto ai due cassonetti esterni, installati “strategicamente” a ridosso di una delle uscite.
Un rituale che, nel tempo, ha consolidato anche una precisa ripartizione degli spazi: il primo cassonetto accoglie verdura con relativi imballaggi; il secondo è adibito a deposito della frutta (questa volta, bontà loro, un intero carico di agrumi). Infine, la sede stradale perimetrale diventa naturale tinozza per la fermentazione dell’uva.
Ora, se quei cassonetti sono dedicati al rifiuto solido urbano – quello prodotto da un comune cittadino per intenderci – sfugge il motivo per cui vengano posizionati in una zona a vocazione produttiva. In secondo luogo, tralasciando la problematica ambientale, è bene ricordare che quei rifiuti peseranno ingiustamente sulle nostre tasche, giacché verranno conferiti in discarica come tal quale a circa 80 euro a tonnellata.
Da qui due proposte: la rimozione di quei cassonetti e loro sostituzione con piattaforme per la differenziata (carta e plastica), iniziativa dal duplice beneficio: ridurre – e non di poco – la quantità di rifiuti che arrivano in Contrada Martucci ed incrementare la languente percentuale di raccolta differenziata. Necessario, inoltre, concordare con reciproco buon senso i tempi per il ritiro dello “scarrabile” destinato all’organico. Solo in questo modo i grossisti avranno modo e maniera per realizzare la raccolta separata, prevista per legge e non discrezionale.
Si potrà notare che, al momento, non disponiamo di un centro per il conferimento dell’umido e, dunque, tutto finisce sul panettone. Replichiamo che le buone abitudini non si affermano da un giorno all’altro: nell’attesa che la burocrazia compia il suo ciclo e permetta di stipulare le dovute convenzioni per il riciclo della frazione organica, è vitale iniziare una sorta di “periodo di prova”, al fine di individuare e risolvere in tempo le falle nel sistema. Non a caso, a Gioia del Colle la raccolta dell’umido è già partita da qualche settimana.
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Sia il Capitolato che il progetto della ditta prevedevano, infatti, la raccolta differenziata dell'organico (di fatto smaltito in discarica).