Mentre l’Italia continua ad interessarsi al nucleare come panacea per l’autosufficienza energetica, dalla statunitense “Duke University” arriva uno studio che, avvalendosi di tecniche di comparazione su costi e produzioni, sancisce lo “storico sorpasso” dell’energia solare su quella nucleare.
Secondo il rapporto (http://www.ncwarn.org/?p=2290) siglato da John Blackburn, docente di economia, produrre energia solare costa solo 16 centesimi di dollaro a kilowattora. Una convenienza che stride con l’incremento (da 2 a 10 miliardi) dei finanziamenti per la gestione delle centrali nucleari registrato nel 2010.

A conferma della tesi statunitense, si aggiunge lo studio “Investimenti all’estero in energie rinnovabili e ruolo delle politiche pubbliche”, realizzato dallo IEFE (l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi) in collaborazione con Ernst &Young.
Nell’analisi condotta dall’Istituto milanese, si dimostra come nel 2009 “gli investimenti mondiali nelle c.d. energie sostenibili hanno raggiunto i 162 miliardi di $, superando per il secondo anno consecutivo i nuovi investimenti nelle energie tradizionali”.
La crescita ha interessato principalmente la produzione di energia elettrica, segnando un più 25% rispetto agli investimenti in impianti alimentati da energia convenzionale.
“La quota maggiore degli investimenti – analizza nel dettaglio il report dello IEFE – nella realizzazione di nuovi progetti riguarda gli impianti eolici per la produzione di energia elettrica (67,3 miliardi di $, pari al 43% degli investimenti in energie sostenibili nel 2009), seguita dagli impianti solari (24,3 miliardi di $, cioè il18% del totale), gli impianti a biomasse e biogas per produzione di elettricità e calore (10,8 miliardi di $ e una quota del 9% sul totale) e i biocarburanti (6,9 miliardi di $, circa il 6% degli investimenti totali)”.
Un dato che dovrebbe far riflettere è la localizzazione delle aziende che producono energia rinnovabile – e iniziano ad assecondare il fenomeno dell’internazionalizzazione degli investimenti. L’80% è concentrato nel Nord Italia, a fronte del 5% del nostro meridione.
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