Lo scorso venerdì, il Comitato "Riprendiamoci il Futuro" ha incontrato il dott. Giovanni Campobasso, Dirigente del Servizio bonifiche e rifiuti, braccio destro dell’Assessore Nicastro. Dell’incontro ce ne parla Leonardo Lorusso, vicepresidente del WWF-Puglia e presidente del già citato Comitato.
“L’impressione è che la Regione si stia occupando prevalentemente di risolvere l’empasse dell’impianto di produzione di CDR. Dedicare uno staff di alta qualità solo per seguire l’emergenza non porterà lontano”.
Campobasso ha, infatti, confermato che entro 6 mesi la burocrazia farà il suo corso archiviando ogni impedimento all’avvio della produzione di CDR. “A quel punto – prosegue Lorusso – dovremo trovare un luogo dove smaltire le eco balle, che vuol dire aprire la strada alla realizzazione di un inceneritore, o meglio ai tre inceneritori previsti dal piano rifiuti pugliese”.
Questa non può essere l’unica risposta: “Sappiamo che la gestione dei rifiuti non è solo nelle mani della Regione; i Comuni sono altrettanto responsabili del non raggiungimento della percentuale di differenziata prevista per legge (il 55%) e, d’altro canto, l’ATO deve impegnarsi ad avviare il prima possibile l’impianto di compostaggio previsto a Cellamare”. Tuttavia, è alla Regione che spetta la pianificazione, “dimostrando una maggiore incisività utile a proiettare la Puglia verso quei processi virtuosi di raccolta differenziata, recupero e compostaggio, individuando magari dei comuni piloti che facciano da traino per l’intero bacino. Se non s’iniziano a programmare da oggi azioni che daranno risultati fra un anno, sarà l’inizio dell’era degli inceneritori”.
Nell’attesa degli sviluppi d’una vicenda che si complica sempre più – e su cui, grazie all’intervista concessaci da Antonio Renna, faremo a breve ulteriore chiarezza – il messaggio del Comitato è chiaro: “Chiediamo ai cittadini di impegnarsi nella differenziata e in tanti piccoli gesti. Ad esempio l’uso della sporta, il sacco riutilizzabile che mette al bando gli shopper (i comuni sacchetti di plastica). O, ancora, il compostaggio domestico che permetterebbe di sottrarre la frazione organica (mediamente al 40% dei rifiuti solidi urbani) dalla discarica e restituirla alla terra.
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