Dal 1 ottobre entra in vigore il SISTRI, Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti che conivolgerà circa mezzo milione di imprese italiane. Abbiamo approfondito i fututri scenari di questo "passaggio" raccogliendo l’intervento dell’ing. Giuseppe Deleonibus.
“Il Sistri sostituisce l’emissione dei formulari e la tenuta dei registri di carico e scarico, comportando l’abolizione del MUD a partire dal 2011. Tale sistema è nato sulla scia del sistema di controllo adottato in Campania durante l’emergenza, il cosiddetto Sitra, che ha mostrato evidenti lacune e problematiche di funzionamento.
Come funzionerà? Il bacino di utenza sarà estremamente ampio, raccoglierà oltre 600 mila operatori: dai piccoli esercizi commerciali, alle grandi industrie, fino alle ditte di trasporto. Nel momento in cui il Sistri entrerà in vigore, un imprenditore che deve conferire i propri rifiuti speciali, avrà l’obbligo di registrare il quantitativo da smaltire sul sito del Ministero, accedendovi attraverso una chiavetta usb, che contiene la sua firma digitale. L’autotrasportatore, che ritira il rifiuto, farà esattamente la stessa cosa. Comunica la quantità e il tipo di materiale tramite internet, dopo di che inserisce la propria pen drive in una scatola nera, posizionata a bordo del camion, che garantirà una tracciabilità in tempo reale del percorso fatto dal camionista.
Ad oggi, purtroppo, il SISTRI, dalle sparute ed incerte dimostrazioni effettuate, dà l'impressione di non poter “reggere” l'impatto che l'articolazione, la complessità e l'eterogeneità del settore dei Rifiuti farà ricadere sul sistema, né tantomeno appare chiaro l'insieme degli effetti che il SISTRI avrà sull'intera filiera, sia sui Produttori che sugli Operatori.
Le zone d'ombra sono molte perché il Sistri è un sistema semplice, mentre la gestione dei rifiuti è un paradigma molto complesso, reso più impervio dalla pluralità di letture che a livello locale riarticolano la disciplina, disancorandola dal dato normativo nazionale”.
“Molti dei problemi che rallentano l'approntamento del SISTRI – prosegue De Leonibus – sono dovuti al fatto che questo non si limita a fornire le sole funzionalità relative alla tracciabilità ma interviene sui sistemi gestionali delle imprese con rilevanti oneri a loro carico lungo tutta la filiera”.
Ricapitolando, allo stato attuale la situazione è la seguente:
1) Nessuno ha ancora visto una dimostrazione completa del SISTRI.
2) E' appena iniziata la consegna/montaggio dei dispositivi USB e/o Black Box; calcolando tempi e numeri in gioco (e ferie in agosto) difficilmente le operazioni si concluderanno entro fine settembre.
3) Non è reperibile ancora alcun manuale tecnico.
4) Non è possibile accedere a versioni demo, ancorché incomplete, del software SISTRI.
5) Non è possibile iniziare a sviluppare le interfacce dei sistemi gestionali aziendali al SISTRI perché ancora non rilasciate le norme tecniche.
6) Non è possibile impostare un piano di formazione alle Aziende mancando i contenuti.
Se poi si tiene conto che, a subire il Sistri sono soprattutto le imprese medie e piccole, dove l'informatica non è così diffusa e che quindi avranno bisogno di un maggiore periodo di rodaggio che non può ridursi a poche settimane, è del tutto evidente che, ad oggi, non sussistono le condizioni per poter ipotizzare una partenza del sistema senza gravi conseguenze per gli operatori del settore e delle software house stesse.
Le criticità, dunque, sono molte e la prima appare persino banale, ma è cruciale: al di là delle valutazioni di merito sul disegno complessivo, resta il fatto che chi vuole continuare a smaltire illegalmente i rifiuti potrà continuare a farlo perché ovviamente non si iscriverà al Sistri. Ecco, quindi, perché tale sistema è di fatto un’arma spuntata contro le ecomafie.
Non solo. Per le aziende che gestiscono rifiuti i costi saliranno e questo in un momento di crisi economica come quello attuale non è certo un fattore irrilevante. E va aggiunta l’onerosità del sistema (il contributo annuo di un produttore di rifiuti pericolosi oscilla tra 120 e 400 euro, mentre quello di un impianto di stoccaggio tra 500 a 2.000 euro), oltre ai costi per il caricamento dei dati. Sarebbe tutto più semplice se il software fosse disponibile gratuitamente (magari sul sito del Minambiente) e se, per l’hardware, venissero definite e rese accessibili le specifiche tecniche degli strumenti necessari a realizzare il sistema. Il tutto in omaggio alle regole auree della concorrenza e del mercato.
Ci sono poi degli aspetti normativi ancora non definiti. Il Sistri, per fare un esempio, sostituisce gli attuali documenti di gestione rifiuti (registri, Mud, formulari) ma il decreto ministeriale che lo istituisce nulla dice a proposito delle sanzioni attualmente vigenti per la omessa o incompleta compilazione di questi documenti. Apparentemente, quindi, restano comunque in piedi, allo stato attuale delle norme, le sanzioni previste dal decreto legislativo 152 del 2006, il cosiddetto Testo Unico Ambientale. Previsioni sanzionatorie in virtù delle quali gli operatori per il momento devono continuare a produrre registri, Mud, formulari, oltre che quanto previsto dal Sistri.
C’è poi da dire che il nuovo sistema non fa chiarezza anche su altre questioni: il 50% dei rifiuti italiani, soprattutto quelli pericolosi, è destinato ad impianti di smaltimento finale all’estero (Francia, Germania, Austria). Come verrà gestito dal Sistri il tratto italiano percorso dai trasportatori stranieri?”.
“Insomma – conclude De Leonibus – nessuno si oppone all’adozione dei sistemi informatici e di implementazione di controllo, ma è la modalità del Sistri che non funziona. Si potevano e si potrebbero sviluppare sistemi meno vessatori e più efficaci. Il Sistri, infatti, non è in grado di colmare lacune preesistenti che spesso invalidano la tracciabilità. Mi riferisco in particolare al sistema delle autorizzazioni con cui operano gli impianti di smaltimento o di recupero. In altre parole, il Sistri riesce a tracciare i viaggi compiuti dai rifiuti, ma non sana storiche inefficienze relative a quel che succede dentro gli impianti autorizzati sia di smaltimento che di recupero. Inefficienze che inficiano alla radice la tracciabilità, nonostante il Sistri”.
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