In attesa dell’approvazione del "Piano sugli impianti di distribuzione carburante", prevista per il prossimo Consiglio comunale del 29 luglio, cerchiamo di appurare la regolarità dell’ubicazione dei nuovi impianti prendendo come punto di riferimento le “Norme tecniche di attuazione per la razionalizzazione della rete degli impianti di distribuzione carburanti”, documento firmato nel marzo 2001 a integrazione delle direttive regionali (art.29 della L.R. 13/90 e sue modifiche e integrazioni).
Semplificando quanto appreso, gli obiettivi per tale “razionalizzazione della rete carburanti” sono essenzialmente due: il “decongestionamento dei centri storici” e la “riduzione del numero degli impianti”. Appare evidente come Conversano esprima al meglio il suo “genio creativo e ribelle” marciando “in direzione opposta e contraria”: aumenta il numero delle richieste (parte delle quali è già oltre il semplice status d’istanza) e lungi dal provare a “liberare” i centri abitati, si assiste a una nuova colonizzazione.
Oltre agli obiettivi, le nuove (ipotetiche?) installazioni violano molti, per non dire quasi tutti, principi guida contenuti nel documento tecnico.
Ad esempio, l’eccessiva vicinanza a tratti di strada in cui ci sia limitata visibilità (incroci, dossi o curve) costituisce motivo d’incompatibilità per la costruzione di un impianto. Ci domandiamo se, quando sono state valutate e quindi accolte le richieste per la realizzazione di questi distributori, si sia tenuto conto di tale prescrizione. Così come ci domandiamo se sia stato ponderato il divieto di ubicare i distributori di carburante “in corrispondenza di tratti stradali caratterizzati da situazioni di intreccio di flussi di traffico” (una provinciale nel caso di via Cozze e una corsia d’accelerazione per via Rutigliano), andando a interferire “direttamente con lo scorrimento del traffico” (via Gobetti).
Inoltrandoci nel paragrafo su “dati metrici, indici e parametri”, si mette la parola fine alle tante polemiche su quel pezzo di suolo pubblico irregolarmente occupato dalla Edileco: “Deve essere consentito l'attraversamento dell'area di impianto […] lungo camminamenti predisposti ai margini degli impianti, opportunamente pavimentati con materiali antisdrucciolo e sopraelevati rispetto alla quota del piano carrabile, dotati di accorgimenti per il superamento delle barriere architettoniche non interferenti con le zone di erogazione e rifornimento”. Circonlocuzione che, in buona sostanza, impone la presenza di un marciapiede a costeggiare il distributore. Procedura – escluse eventuali realizzazioni di sopraelevate e ponti – non rispettata, atteso che la superficie calpestabile si è ridotta a mero contorno per le aiuole, create al fine di separare uscite e ingressi del distributore stesso.
Si potrebbe sfidare la sorte, parlando della “superficie da destinare alle attività complementari dell’impianto”, che non deve essere superiore al “10% della superficie complessiva dell’area dell’impianto stesso”. O della “quantità minima di area a verde”, pari ad almeno il “15% della superficie dell’intero lotto”. Tuttavia, temiamo che in via Gobetti proporzioni e percentuali non siano ben accette.
Preferiamo quindi concludere, sempre in tema di area a verde, con lo svellimento degli alberi. Nel regolamento tecnico leggiamo: “L’abbattimento di piantagioni e alberature può essere ammesso una volta che ne sia stata accertata l'assoluta necessità per l'istituzione degli accessi ed ove non sia assolutamente possibile spostare l'accesso in altre posizioni”. Ebbene, è stato più volte assicurato che non è stata concessa nessuna autorizzazione a realizzare le uscite-ingressi su via Gobetti; allora dove è “l’assoluta necessità”? Tra l’altro, anche di fronte a tale inderogabile esigenza, “ogni caso deve essere esaminato con la massima attenzione” e il “sacrificio” delle alberature “deve essere limitato al minimo indispensabile”, salvo obbligo di reintegrazione “a cura e spese del richiedente”, nelle quantità (di solito da tre a cinque unità per ogni albero abbattuto) e nei luoghi indicati dal Comune.
La buona fede ci spinge a comprendere un fisiologico mancato coordinamento tra gli uffici competenti, ma non riusciamo a trovare ragionevoli alibi per non aver cercato di contenere i danni.
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Commenti
FIERO DI AVER PERSO LE SCORSE ELEZIONI, SE IL MIO PRESIDENTE AVREBBE AGITO COME LUI LO AVREI DISCONOSCIUTO...VOI (nn mi riferisco ad Alberto)INVECE LO LODATE ANCORA....VERGOGNA!!!!!!!!!!POLITICANTI...
ma forse nessuno che scrive sui giornali conversanesi a occhi per vederle le altre non oil...o fa finta di non vederle, pensando che noi tutti siamo dei maccheroni, a proposito di maccheroni, accanto alla Divella ne sta sorgendo una sapete dirmi chi è l'architetto eo ingegnere? il permesso a costruire è un'atto pubblico potremmo vederlo...e conoscere i progettisti, alla fine CARTA CANTA. e chissà che qualche bravo articolista faccia un'articolo-inchiesta dentro casa sua! perchè bisogna capire se è nato prima l'uovo o i GALLI::::::
Come potranno arrivare al bar dove sono perennemente parcheggiati (accanto al macchinone) a fare colazione, a prendere aperitivi certi figuri vicini alla maggioranza ? A piedi? in bici? ma scherziamo ?