Pubblichiamo la lettera aperta, inviataci da una nostra lettrice, sulle misure di prevenzione degli incendi estivi applicate alle aree protette. In base a tale segnalazione, abbiamo raccolto l’invito a fotografare la condizione dei “laghi” conversanesi. Il risultato è visibile nella fotogallery allegata alla presente.
Non è superfluo precisare che, sentito l’Ufficio Ambiente, ci è stato confermato che nessuna segnalazione è stata mai girata loro. Per questo (ed anche a causa dell’enorme mole di lavoro, nonché della fase congiunturale alquanto problematica) si è accordata fiducia al buon svolgimento del compito da parte delle ditte preposte. Dunque, l’invito è a interagire con l’ufficio, anche in forma di segnalazione anonima, al fine di creare una collaborazione costruttiva.
Gentile Redazione,
Qualche tempo fa, la vostra testata ha pubblicato l’ordinanza emanata dal Sindaco contro gli incendi estivi. In quel documento, si chiedeva, entro e non oltre il 15 giugno, a tutti i proprietari di terreni di creare “fasce protettive di larghezza non inferiore a metri quindici lungo tutto il perimetro del fondo, prive di vegetazione”. Questa ordinanza per molti è restata lettera morta. E non solo per tanti proprietari privati, ma addirittura per le cosiddette aree protette, la cui tutela spetta proprio all’amministrazione comunale.
Vi invito a fare un giro tra i laghi per vedere quello che è stato fatto. In alcuni casi si è provveduto a “far pulizia” bruciando tutto, senza nessun rispetto delle norme regionali sulle aree sensibili e della fauna presente (così costosamente tutelata, se si pensa ai quasi 300mila euro stanziati in favore dello studio della “giornata tipo” dei tanto nominati rospi smeraldini). Altrove le sterpaglie sono state tagliate, però poi si sono dimenticati di raccoglierle, creando una stoppa secca che aumenta le possibilità d’innesco di un incendio. Ed infine, per molte aree (alcune pericolosamente vicine a vigneti o altri campi privati) non si è fatto proprio niente.
Il primo “avviso” si è avuto con l’incendio divampato a ridosso della Gravina Monsignore. Perché allora non si sostiene un serio AIB (piano antincendio boschivo)? Ricordo che nella relazione preliminare a tale piano si legge: “I laghi per la loro natura di aree umide effimere che si prosciugano a partire dal periodo tardo primaverile […] tendono, dopo la scomparsa dell’acqua, a riempirsi di vegetazione erbacea anche di dimensioni significative. Tale vegetazione nel momento in cui secca, con l’avanzare della stagione estiva, rappresenta una facile esca per gli incendi che a volte vengono accesi dai contadini”.
Da ciò, la necessità di individuare delle fonti di approvvigionamento idrico, “essenziali nelle operazioni di spegnimento, sia per gli interventi con mezzi da terra che per l’impiego di aeromobili. L’approvvigionamento idrico è realizzato attraverso una rete di punti di rifornimento fissi configurati in relazione alla viabilità, alle basi per gli elicotteri, nonché con le componenti e l’organizzazione del servizio di estinzione. L’utilizzo delle acque presenti nelle cisterne ubicate nelle doline a fini antincendio potrebbe apparire come la soluzione più facile e scontata per soddisfare questa richiesta. Tale soluzione, invece, non è realizzabile in quanto in contrasto con le norme di salvaguardia dell’area protetta […] L’utilizzo di pompe che aspirano l’acqua dai pozzi provocherebbe, infatti, la morte di tutti gli esemplari di Tritone che inevitabilmente vengono aspirati con le acque”.
Forse è da qui che bisognerebbe ripartire, mettere in moto un serio piano antincendio, finanziandolo magari con le multe ai proprietari privati più pigri. (Vi risulta, ad oggi, che qualcuno abbia pagato un centesimo?).
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